2020
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Ma... che fine ha fatto il glifosate?

La Francia decisa a fugare gli ultimi dubbi sulla sua presunta cancerogenicità: al via studi in vitro e in vivo. L'iniziativa nell'ambito della procedura di rinnovo dell’approvazione europea dell’erbicida

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L’Anses ha selezionato i laboratori che dovranno realizzare studi in vitro e in vivo sul glifosate (Foto di archivio)

Fonte immagine: © Viacheslav Iakobchuk - Fotolia

A poco più di due anni dalla scadenza dell’approvazione europea del glifosate, prevista per il 15 dicembre 2022, l’Anses, l’agenzia francese per la sicurezza alimentare, ambientale e del lavoro, ha comunicato di avere selezionato i laboratori che dovranno realizzare studi supplementari in vivo e in vitro per chiarire una volta per tutte se il glifosate è cancerogeno per l’uomo o no.

L’iniziativa senza precedenti si inquadra nella procedura di rinnovo dell’approvazione europea dell’erbicida, che verrà valutato, oltre che dalla Francia, anche da Ungheria, Olanda e Svezia. Il “Glyphosate Renewal Group”, consorzio attualmente formato da otto aziende (Albaugh Europe SARL, Barclay Chemicals Manufacturing Ltd., Bayer Agriculture bvba, Ciech Sarzyna S.A., Industrias Afrasa S.A., Nufarm GMBH & Co.KG, Sinon Corporation, e Syngenta Crop Protection AG) ha presentato domanda di rinnovo il 12 dicembre 2019 e dovrà presentare il relativo dossier e cioè tutti gli studi dove dovrà dimostrare che i rischi della sostanza attiva per l’uomo e ambiente sono accettabili entro il prossimo 15 giugno. Non è chiaro se questo termine sarà perentorio anche per gli studi commissionati dall’Anses (a meno che non siano stati già completati, non possiamo escluderlo), quello che sappiamo per certo è che le attese sono notevoli.

Gli studi commissionati sono i seguenti:
  • Test in vitro volti a studiare, sulle cellule umane e animali, gli effetti che potrebbero essere collegati allo stress cellulare in seguito all'esposizione al glifosate. Questi test potrebbero aiutare a identificare le vie molecolari coinvolte nella risposta cellulare. I risultati consentiranno di interpretare meglio gli altri test raccomandati e di spiegare i risultati contraddittori osservati in letteratura.
  • “Comet test” in vivo su ratti e topi (stomaco, intestino, fegato, reni e pancreas), associato a un test con micronucleo. Questi test, che misurano il danno al Dna, dovrebbero aiutare a chiarire il potenziale genotossico del glifosate. I risultati completeranno gli studi già disponibili, nonché quelli condotti dal programma nazionale di tossicologia.
  • Un test di trasformazione cellulare associato al metodo "Transformics", un metodo che utilizza la trascrittomica (studio e analisi della trascrizione del genoma). Questi test potrebbero identificare in vitro le possibili modalità e meccanismi di azione cancerogena del glifosato.
Gli studi in vitro verranno realizzati da un consorzio di laboratori coordinato dall’Istituto Pasteur di Lille e formato dall’Enea francese (Commissariat à l'Energie atomique et aux énergies alternatives - Cea), l’Università di Lille, l’Inserm U1241, l’Istituto NuMECan (Nutrition, Métabolisme, Cancer) e l’Università di Tolosa III.
Gli studi in vivo di genotossicità saranno realizzati dall’Istituto Pasteur di Lille, il saggio di trasformazione cellulare da Arpae (Agency for the Environment, Prevention and Energy) e il fondamentale controllo analitico da Laberca (LABoratoire d’Étude des Résidus et Contaminants dans les Aliments).
Infine, lo studio sulla valutazione degli effetti genotossici dell’esposizione a lungo termine su cellule in coltura verrà effettuato dal Centro Internazionale per la ricerca sul cancro (Circ).
 

Prossimi sviluppi

Prevediamo notevole dibattito sull’argomento, che speriamo si svolga su basi scientifiche rigorose, senza tifoserie.
 

Approfondimenti per studiosi, addetti ai lavori o semplicemente curiosi

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