2021
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Anche i vignaioli indipendenti puntano sull'innovazione

La Fivi ha deciso di lanciare un progetto di ricerca, Fivi4Future, per diminuire l'impiego di agrofarmaci in vigneto e arrivare così preparati alle sfide lanciate dall'Ue con la Strategia From Farm to Fork

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La Fivi raccoglie più di 1.300 vignaioli in Italia (Foto di archivio)

Fonte immagine: © Narin Sapaisarn - Fotolia

I consumatori europei sono preoccupati, talvolta in maniera non giustificata, dal tema dei residui di prodotti fitosanitari nei cibi. Per venire incontro alle richieste dei suoi cittadini, l'Unione Europea ha varato la Strategia From Farm to Fork, nella quale sono contenuti ambiziosi obiettivi per quanto riguarda ad esempio la riduzione dell'uso di agrofarmaci e fertilizzanti.

Una volta che saranno messe in pratica le azioni concrete per raggiungere tali obiettivi, gli agricoltori si troveranno davanti alla grande sfida di mantenere i livelli produttivi attuali, sia in termini quantitativi che qualitativi, pur avendo a disposizione meno mezzi tecnici.

Le associazioni di categoria hanno lanciato l'allarme, sottolineando che il pieno raggiungimento degli obiettivi della Strategia From Farm to Fork comporterebbe una riduzione delle produzioni e un aumento dei costi (nonché delle importazioni di cibo dall'estero). Ma Bruxelles punta molto sul tema dell'innovazione per dare agli agricoltori gli strumenti per vincere la sfida. E su questo fronte si stanno anche muovendo i vignaioli indipendenti della Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti (Fivi).

"L'annuncio della Strategia From Farm to Fork ha creato un certo scompiglio all'interno del settore vitivinicolo, ma piuttosto che limitarci alle critiche abbiamo deciso di attivarci per arrivare preparati agli obiettivi dell'Unione Europea", spiega Gaetano Morella, vicepresidente della Fivi, Federazione che raccoglie più di 1.300 produttori di vino sparsi in tutta Italia.

Gaetano Morella, ci può spiegare come vi siete attivati per avvicinarvi agli obiettivi delineati da Bruxelles?
“Abbiamo lanciato Fivi4Future, un progetto innovativo completamente autofinanziato che ha l'obiettivo di ridurre in maniera sostenibile l'impiego di agrofarmaci all'interno del vigneto, in particolare insetticidi, offrendo soluzioni concrete sia a chi opera in regime di biologico che in convenzionale o biodinamico".


I vignaioli coltivano la ricerca


In che cosa consiste Fivi4Future?

"Siamo partiti dall'idea che per continuare a produrre uve e vino di qualità, pur raggiungendo gli obiettivi della Strategia From Farm to Fork, era necessario innovare il modo di fare viticoltura. Tuttavia volevamo che il vignaiolo rimanesse al centro, come custode del territorio e della vigna. Per questo abbiamo fatto una ricognizione per identificare le tecnologie oggi disponibili e abbiamo deciso di puntare su 4Grapes, l'app sviluppata da Giovanni Bigot per il monitoraggio del vigneto".

In quale modo utilizzate la piattaforma sviluppata da Giovanni Bigot?
"Abbiamo coinvolto i nostri associati che hanno imparato ad usare l'app 4Grapes e hanno il compito di raccogliere dati dal vivo in vigna. Questi dati vengono poi inviati presso l'Università di Udine, dove i professori Pavan, Cargnus e Zandigiacomo si occupano dell'analisi".

Con quale fine?
"Prima di tutto promuovere una maggiore consapevolezza tra gli agricoltori delle condizioni del proprio vigneto. Siamo partiti ad esempio dallo studio dell'entomofauna utile e degli insetti che invece sono problematici per la vite. Questo ci permette di trattare solo se necessario. I dati aggregati vengono poi usati dall'Università per avere un quadro a livello nazionale dell'entomofauna in vigneto e potranno essere usati in futuro per migliorare la difesa".

Già oggi esistono dei Sistemi di Supporto alle Decisioni che permettono di valutare il livello di rischio fitosanitario in campo. Perché non avete deciso di implementarli?
"Perché vogliamo che il vignaiolo continui a rimanere al centro e non diventi il mero esecutore di decisioni prese da un software che soventemente sbaglia e può creare confusione. Il vignaiolo, con la sua esperienza, è più sensibile di qualunque sensore. Su questo principio siamo totalmente in linea con Bigot".

Come è stato accolto questo progetto dagli associati?
"All'interno della Fivi ci sono differenti sensibilità e differenti livelli di dimestichezza con la tecnologia. All'inizio puntavamo ad avere circa cento aderenti, ma siamo arrivati a un numero un po' più basso, perché l'impegno e la costanza che vengono richiesti nella raccolta dei dati hanno scoraggiato qualcuno. Siamo però partiti e siamo confidenti che strada facendo altri vignaioli aderiranno a questo progetto".

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