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Come difendersi dai primi nemici del mais: gli elateridi

Coleotteri polifagi appartenenti a diverse specie, attaccano i semi in fase di germinazione e la parte interrata del culmo, portando alla morte la pianta stessa. Ma quali sono le principali strategie di difesa? A cura di Agricola 2000

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Fallanze causate dall'attacco degli elateridi

Fonte immagine: Agricola 2000

Il cambiamento climatico, la riduzione dei principi attivi e l'aumento dei costi dei fattori produttivi, rendono sempre più difficile la pianificazione di un piano colturale che permetta di ottimizzare le risorse investite.

 

Seppur ovvio, è bere ricordare che le scelte agronomiche, oltre che a dipendere dai fattori sopra descritti, variano anche in funzione delle caratteristiche dei terreni considerati e di conseguenza della microfauna del suolo.

 

In un piano colturale che include il mais le difese da adottare contro possibili attacchi sono molteplici. Abbiamo già ampiamente discusso di come arginare il banchettare da parte dei volatili e come controllare la Diabrotica in due precedenti articoli della rubrica "Sperimentazione e divulgazione", nata dalla collaborazione tra AgroNotizie e Agricola 2000. In questo articolo andremo invece a capire come difenderci dai "primi nemici del mais" dopo la semina, ovvero gli elateridi.

 

Gli elateridi sono coleotteri polifagi appartenenti a diverse specie e sono conosciuti volgarmente come ferretti. Vengono considerati i primi nemici del mais in quanto attaccano i semi in fase di germinazione e la parte interrata del culmo, portando alla morte la pianta stessa. Le principali specie di elateridi che potenzialmente possono danneggiare la coltura del mais sono Agriotes brevis, Agriotes sordidus, Agriotes litigiosus e Agriotes ustulatus. Le larve di queste specie possono erodere i semi, mentre le piantine nelle prime fasi di sviluppo possono essere danneggiate al colletto e alle radici.

 

Nel corso degli anni, Agricola 2000 ha condotto e continua a condurre numerose prove sperimentali valutando strategie di difesa con nuovi formulati e prodotti applicati sia alla concia del seme sia sul solco di semina. Le prove sono state e vengono condotte prevalentemente in Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna e Veneto, areali dove il problema degli elateridi ha creato e continua a creare sempre maggiori danni.

 

Le prove sperimentali sono state impostate seguendo le Linee Guida Eppo mettendo a confronto parcelle randomizzate tra loro e replicate quattro, sei volte. I trattamenti sperimentali messi a confronto sono stati paragonati sia al testimone (semente non trattata) sia a prodotti commerciali. Per ciascuna parcella si è proceduto alla valutazione dei seguenti parametri: numero di semi messi a dimora, numero totale di piante emerse, numero di fallanze da elateridi e numero di piante con riduzione di taglia. Tutti i risultati delle sperimentazioni hanno evidenziato come i margini di applicazione della difesa dagli elateridi nel mais siano ampi.

 

L'attacco di elateridi è riconoscibile in campo per la mancata emergenza o per gli appassimenti ed avvizzimenti della parte aerea delle piante emerse. È ovvio che, nel momento in cui compaiono i primi sintomi, il danno risulti definito e irreparabile. Poiché gli elateridi amano terreni ricchi di sostanza organica e in generale prediligono quelli umidi, la loro presenza sarà maggiormente attesa nei suoli torbosi o con elevata sostanza organica e in stagioni piovose, pertanto in queste casistiche il livello di attenzione dovrà essere maggiore rispetto ad altre situazioni.

 

Larva di elateridi e danno causato alle radici

Larva di elateridi e danno causato alle radici

(Fonte foto: Agricola 2000)

 

Prima di analizzare nel dettaglio quelle che sono le principali strategie di difesa, è bene ricordare che le uniche due alternative da parte delle aziende agricole per difendersi dai danni causati dagli elateridi sono: strategie di difesa diretta, ovvero l'applicazione di difesa del seme; strategie di difesa indirette, ovvero avvicendamenti colturali, oltre che polizze assicurative e fondi mutualistici. Entrambe le strategie possono coesistere tra di loro e questo dipende molto dalle scelte aziendali e dalla pianificazione del piano colturale.

 

Sicuramente la fase preventiva attraverso il monitoraggio aziendale rappresenta la fase di contenimento dei fattori produttivi in quanto ci permette di capire quali possano essere gli areali potenzialmente a rischio rispetto a quelli sani. Il monitoraggio può essere effettuato con l'impiego di trappole a feromoni che consentono di valutare la consistenza delle popolazioni di elateridi e quindi di evidenziare presenza e collocazione di eventuali aree aziendali dove potrebbe essere necessaria la protezione del mais nelle prime fasi di sviluppo. Mappe geostatistiche applicate alle infestazioni di elateridi consentono inoltre di descrivere le modalità di distribuzione di questi insetti nel territorio. È quindi possibile identificare le aree agricole a maggior rischio di danno per la coltura attraverso l'individuazione di zone con elevata probabilità di cattura di adulti.

 

La difesa diretta, ovvero la difesa del seme per mezzo della concia o l'applicazione di un prodotto liquido o granulare sul solco di semina in fase di alloggiamento del seme, mostra senza dubbio una efficacia maggiore rispetto ai semi non trattati, tuttavia l'efficacia della difesa può variare in funzione di alcuni fattori di rischio come: epoca di semina, tipologia di suolo, condizioni meteorologiche pre e post semina.

 

L'obiettivo strategico della difesa diretta è quello di ridurre quanto più possibile il tempo di emergenza della pianta in modo da limitare la permanenza della coltura ad uno stadio fenologico vulnerabile.

 

L'epoca di semina rappresenta senza dubbio un fattore di rischio che influisce notevolmente sull'entità del danno causato dagli elateridi. È bene ricordare, infatti, che le semine precoci necessitano di tempi d'emergenza della coltura più lunghi rispetto a semine medio tardive e, in alcuni casi, questa permanenza può rappresentare, insieme all'umidità e alle condizioni del terreno, un fattore favorevole per aumentare l'intensità del danno.

 

Il secondo fattore di rischio che influisce sull'efficacia è senza dubbio la tipologia di suolo. I terreni con elevato contenuto di sostanza organica e/o caratterizzati da una copertura vegetale continua durante la stagione vegetativa (avvicendamento con erba medica o altri prati e/o con doppi raccolti come loiessa e mais, frumento e soia, eccetera) sono risultati quelli più a rischio di forti attacchi.

 

Il terzo fattore di rischio sono le condizioni meteorologiche pre e post semina, soprattutto i livelli di piovosità, che hanno un ruolo primario. Da un lato le precipitazioni mantengono il microclima del suolo favorevole allo sviluppo degli elateridi, per contro, però, livelli di piovosità elevati ed intensi possono determinare la lisciviazione delle sostanze attive.

 

Per controllare e/o ridurre la proliferazione degli elateridi è necessario evitare colture in successione a prati stabili per almeno due stagioni e, vista la gravità dei danni provocati dagli elateridi, è indispensabile adottare una difesa preventiva. Negli appezzamenti dove periodicamente si verificano attacchi di ferretti è consigliabile adottare la lotta chimica alla semina con insetticidi granulari localizzati lungo la fila o utilizzando semi conciati. In tutti gli altri casi, per ridurre ulteriormente i possibili attacchi e i danni conseguenti, è consigliabile un monitoraggio preventivo e, qualora venisse superata la soglia critica (in Lombardia 15 larve per metro quadrato), risulterà necessario intervenire alla semina con un geoinsetticida o utilizzare un seme conciato.

 

In conclusione, indipendentemente dal piano colturale predisposto dall'azienda, la probabilità di attacco da parte degli elateridi varia in funzione dei fattori di rischio e sarà tanto più intensa quanto maggiore sarà la popolazione della fauna del sottosuolo. In linea generale la concia dei semi con insetticida o l'utilizzo di geodisinfestanti sono strategicamente validi, ma risultano maggiormente efficaci se inseriti in una strategia integrata che tenga in considerazione anche i fattori di rischio.

 

A cura di Giorgio Vitaloni, Seed Technology specialist and Business Development support
Crop Protection Services Department Agricola 2000



Sperimentazione e divulgazione è il progetto nato dalla collaborazione tra Agricola 2000 e AgroNotizie con l'obiettivo di comunicare agli operatori della filiera agricola i risultati delle attività di sperimentazione sul campo.
Agricola 2000 aiuta nella vendita le aziende produttrici di sementi, prodotti fitosanitari, prodotti di biocontrollo, biostimolanti e fertilizzanti.
Il supporto è dato da prove agronomiche sperimentali che valutano l'efficacia dei prodotti valorizzandone i punti di forza in diversi areali e su diverse colture, sia in campo che in ambiente controllato. Gli elevati standard operativi, in conformità alle vigenti normative europea e nazionale, garantiscono alle aziende produttive l'ottenimento di dati certi e spendibili a fini registrativi o dimostrativi.
L'esperienza agronomica di Agricola 2000, frutto di decenni di sperimentazione, viene messa a disposizione per tutti gli attori della filiera

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