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Prodotti fitosanitari: l'Efsa svela i coformulanti usati nella formulazione dei prodotti che ha valutato

In un prodotto fitosanitario sono i coformulanti che permettono al principio attivo di esprimere la sua efficacia ma spesso ne accrescono anche gli effetti indesiderati, se scelti in maniera non oculata

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L'Efsa ha divulgato in forma aggregata i dati sui 182 coformulanti utilizzati negli 82 formulati di cui ha pubblicato il riassunto della valutazione nel periodo 2019-2022

Fonte immagine: © jk1991 - Adobe Stock

Facendo fede alla sua missione di assicurare la massima trasparenza nelle valutazioni che compie su mandato della Commissione Ue, l'Efsa ha divulgato in forma aggregata i coformulanti presenti nelle composizioni degli 82 formulati rappresentativi delle 58 sostanze attive di cui ha valutato il dossier di approvazione o di rinnovo e per le quali è stata pubblicata la consueta Efsa peer review nel periodo gennaio 2019 – marzo 2022.

 

Ricordiamo che i cosiddetti "formulati rappresentativi" sono quei prodotti che vengono scelti dal notificante quando prepara il dossier a supporto di una nuova approvazione o il rinnovo di una sostanza attiva nella Unione Europea.

 

Il dossier comprende infatti, oltre a informazioni sulle proprietà della sostanza attiva, dati e studi sul formulato, che è la forma, tranne pochissime eccezioni in cui il principio attivo tecnico viene utilizzato così com'è senza alcuna formulazione, in cui l'agricoltore lo utilizza per proteggere le colture dai fitoparassiti e dalle infestanti o per regolarne i processi fisiologici.

 

I componenti vengono scelti per permettere alla sostanza attiva di esplicare al meglio la propria efficacia, quando possibile di minimizzare gli effetti indesiderati (a volte però li peggiorano), e mantenere inalterate le proprietà chimico-fisiche per un periodo di almeno due anni (la cosiddetta shelf-life). I coformulanti sono spesso indispensabili per assicurare la coesistenza di più principi attivi nello stesso formulato, che spesso sono un connubio perfetto dal punto di vista agronomico ma diventano "litigiosi" se non messi in un ambiente idoneo. I coformulanti da tempo devono essere in regola con il Regolamento Reach ma, come evidenziato nell'indagine, spesso ci si trova di fronte a situazioni differenti. Vediamo qualcuno dei preziosi alleati delle sostanze attive.


I magnifici 12

L'Efsa ha evidenziato 12 coformulanti che sono presenti in almeno 5 delle 82 composizioni analizzate.

 

Le formulazioni liquide vincono il confronto con i solidi: i primi quattro classificati sono utilizzati appunto nei liquidi e nell'ambito di questi il vincitore è un solvente, divenuto popolare col marchio "Solvesso 150" (CAS 64742-94-5), che negli anni Novanta ha soppiantato il più economico ma con maggiori effetti collaterali Xilene. Questo solvente è presente in 11 formulati rappresentativi e nel corso degli anni è stato migliorato e adesso viene utilizzata quasi esclusivamente la versione "naphthalene depleted" in cui è stato limitato il quantitativo di composti del naftalene che hanno criticità tossicologiche.

 

Quando hanno sostituito lo xilene questi composti erano considerati privi di difetti, ma la sempre crescente disponibilità di studi scientifici ne ha evidenziato il loro principale effetto indesiderato che è la tossicità per aspirazione che porta spesso a classificare il formulato dove sono contenuti con il cosiddetto "uomo che esplode", che obbliga l'utilizzatore all'utilizzo di dispositivi di protezione adeguati.


Dopo gli EC sono maggiormente rappresentate le sospensioni concentrate (SC) che hanno come principale ingrediente l'acqua (non oggetto di questa rassegna per ovvi motivi) e l'antibatterico 1,2-benzisothiazol-3(2H)-one, divenuto famoso col marchio "Proxel Gxl", che previene fenomeni di fermentazione che altrimenti farebbero diventare presto inutilizzabili questi formulati.

 

Questa sostanza è classificata dal punto di vista tossicologico e ambientale ma è presente in quantità molto basse, spesso però sufficienti a far classificare il formulato che la contiene come sensibilizzante. Questo antibatterico è presente in 10 formulati rappresentativi come l'antigelo glicole monopropilenico (1,2-propanediol), anch'esso indispensabile per assicurare la conservabilità delle formulazioni SC.

 

L'addensante xanthan gum è presente in 9 formulati rappresentativi e in quasi tutte le formulazioni SC in commercio nella Ue.

 

Dopo la pattuglia dei coformulanti usati nelle formulazioni liquide troviamo la silice amorfa, in due versioni, i due disperdenti ligninsolfonato di sodio e di calcio, presenti in moltissime formulazioni WP (polveri bagnabili) e WG (granuli idrodispersibili) e non solo, e l'inerte (che poi tanto inerte non è) caolino, recentemente candidato a entrare nella lista dei coformulanti inaccettabili per via di alcune impurezze cancerogene (una su tutti la silice cristallina) che sono state segnalate nei materiali poco controllati. Fortunatamente l'allarme è rientrato, con buona pace dei produttori e di tutti gli addetti alla filiera. Questi componenti sono presenti in oltre 6 formulati rappresentativi.

 

Chiudono i magnifici 12 i due coadiuvanti sorbitan monoleato e 2-ethylhexan-1-ol.


La situazione Reach dei componenti analizzati rispecchia i quantitativi prodotti (ovviamente molti non sono utilizzati solo nel campo della formulazione dei prodotti fitosanitari): 77 coformulanti dei 182 analizzati è prodotto in quantità superiori alle 1000 tonnellate e oltre l'80% di questi ha la registrazione Reach, gli altri sono prodotti in quantitativo minore e quindi le informazioni a disposizione non sono così esaustive come per quelli prodotti in quantità maggiori (il Reach funziona così). Da segnalare due coformulanti che sono autorizzati solo per l'uso come intermedi di sintesi, chiaramente non utilizzabili nella formulazione dei prodotti fitosanitari, che però facevano parte di un dossier di una sostanza attiva non approvata.


Approfondimenti per studiosi, addetti ai lavori o semplicemente curiosi

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