Cancro rameale da Nectria Nectria galligena - Cylindrocarpon heteroneum

Classificazione: Batteri > Cancri, necrosi e carie del legno

Questa malattia, causata dall’ascomicete Nectria galligena e dalla sua forma asessuata Cylindrocarpom heteroneum, provoca sensibili danni su melo e, in misura minore, su pero portando alla comparsa di vistosi cancri rameali. Questa malattia non si limita a colpire le piante da frutto, ma attacca anche piante arboree come acero, noce, faggio, quercia, pioppo, betulla, ecc. 

Biologia

Il patogeno si conserva, da una stagione all’altra, e si diffonde con entrambe le forme. N. galligena forma sui cancri più vecchi, già da ottobre, dei corpiccioli rossi (periteci) visibili ad occhio nudo, questi formano le ascospore che a primavera diffonderanno la malattia. Anche C. heteroneum attraverso la formazione di ammassi miceliari biancastri (sporodochi), presenti sui cancri più giovani durante la primavera e l’autunno, consente la conservazione e la diffusione del patogeno. I conidi e le ascospore (propaguli del patogeno che consentono lo sviluppo di nuove infezioni) vengono trasportati dal vento, dall’acqua e da vettori animali diffondendo la malattia; quando raggiungono la pianta ospite, in presenza di elevata umidità,   germinano e, se vi sono delle lesioni, il patogeno penetra nella pianta; a volte anche tramite le lenticelle. Il periodo più critico, dove si sviluppa il maggior numero di infezioni, è l’autunno con la caduta delle foglie, in questa fase le ferite dovute al distacco delle foglie non sono ancora cicatrizzate e costituiscono una buona via di penetrazione. Gli esiti delle infezioni autunnali si hanno a fine inverno, poco prima della ripresa vegetativa. I frutteti maggiormente colpiti sono quelli situati in zone umide, molto piovose, con terreni acidi e argillosi, ricchi di azoto ma poveri di altri elementi nutritivi. 

Danni causati

I primi sintomi della malattia consistono nella formazione di tacche depresse distribuite in qualsiasi punto degli organi legnosi, ma con ma una maggiore frequenza vicino a gemme disseccate o all’inserzione di giovani rami. La pianta reagisce con la formazione di una barriera e la parte colpita va incontro a una forte necrosi che può portare a profonde fessurazioni che mettono in vista i tessuti legnosi interni. Si formano così dei “cancri aperti” dai margini sollevati e screpolati e con la zona centrale imbrunita e fessurata. Se la varietà colpita è sensibile il cancro continua il suo sviluppo seguendo quello del ramo, così si formano dei cancri molto allungati e dallo spessore ridotto. Se il cancro interessa l’intera circonferenza del ramo si ha la morte della sua parte a monte, rispetto il cancro. Attacchi su branche principali e fusto portano facilmente alla loro rottura e le conseguenze risultano molto gravi. In zone particolarmente umide il patogeno può colpire anche i frutti, con la comparsa di aree brune che sviluppano “cuscinetti” biancastri, costituiti dai conidi (propagulo di origine asessuale). 

Interventi agronomici

Gli interventi agronomici a scopo preventivo risultano molto utili. Tra gli interveti rivolti a ridurre la presenza del patogeno vi è l’asportazione e la bruciatura, durante le normali operazioni di potatura, dei rami che presentano cancri. I tagli più grossi devono essere coperti con appositi mastici cicatriziali e disinfettanti. Se non è possibile l’asportazione dell’organo colpito, come nei casi di fusti o branche, si procede con l’asportazione chirurgica delle zone colpite e successivamente è necessario disinfettare le ferite con fungicidi (es. Sali di rame) e applicare mastici cicatrizzanti.

Altro tipo di approccio è quello rivolto a ridurre le condizioni favorevoli al patogeno, quindi risultano importanti: la scelta del luogo d’impianto, la scelta dei sesti d’impianto, evitare eccessi di  azoto (evitare in generale il lussureggiamento  della vegetazione) e favorire, in generale, un buon drenaggio e una buona aerazione della chioma, allo scopo di evitare ristagni di umidità. 

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