Cancro rameale del noce o malattia dei mille cancri Geosmithia morbida

Classificazione: Batteri > Cancri, necrosi e carie del legno

Malattia letale e ampiamente diffusa negli Stati Uniti, che colpisce alberi di tutte le età, indipendentemente dai metodi di coltivazione (in piantagioni, verde urbano e formazioni naturali). La sua presenza è stata segnalata su noce nero (Juglans nigra) anche in Italia, nella provincia di Vicenza. La malattia può colpire anche il noce europeo (J. regia) e, verosimilmente, gli ibridi delle due specie.

Biologia

Il fungo è veicolato dagli adulti dello scolitide Pityophthorus juglandis  che si spostano in volo dagli alberi infetti, in cui si sono sviluppati, verso quelli sani presenti nelle vicinanze. Le piccolissime dimensioni degli adulti consentono tuttavia anche una loro dispersione passiva tramite il vento che può diffonderli anche per decine di chilometri. Basandosi sulla letteratura disponibile, nel nord italia l’insetto dovrebbe compiere almeno due generazioni all’anno con un primo volo in primavera (costituito da adulti che hanno trascorso l’inverno sotto le cortecce degli alberi attaccati l’estate precedente) e un secondo volo in estate (che avvierà la seconda generazione destinata a svernare). Dovrebbero quindi presentarsi almeno due momenti principali di dispersione attiva della malattia.
Su lunghe distanze insetto vettore e fungo patogeno possono invece essere veicolati, dando origine a nuovi focolai di infestazione, mediante il trasporto di ramaglie, tronchi e semilavorati di noce con corteccia, materiali di frequente importazione dagli Stati Uniti. Non è inoltre da escludere l’ingresso in Europa mediante materiale vivaistico di origine statunitense.
In primavera gli adulti dello scolitide sfarfallano da piante infette imbrattati di propaguli del fungo (spore, frammenti di micelio), e si spostano in volo su piante sane (ma preferibilmente indebolite per varie cause) dove si riproducono negli anfratti delle cortecce. Gli adulti di P. juglandis sono particolarmente piccoli (1,5-1,9 mm) e generalmente cercano cortecce sottili e facili da perforare sotto le quali deporre le uova.

Danni causati

In giovani rami e rametti della chioma gli scolitidi scavano piccoli ma numerosi fori (meno di 1 mm di diametro) che comunicano con una rete di gallerie oematiche, sia materne che larvali, che costituiscono il sistema riproduttivo dell'insetto. L’azione di scavo porta così il fungo patogeno a contatto coi tessuti oematici della pianta ospite determinandone l’infezione. Da qui la crittogama procederà all’invasione dei tessuti vegetali determinando la formazione di cancri corticali che si espanderanno anche dopo lo sfarfallamento dei nuovi adulti, causando il disseccamento progressivo della chioma e poi la morte dell’intera pianta.
Col passare del tempo, i cancri progrediscono fino a interessare l’intera circonferenza dei rami colpiti. La disidratazione che ne consegue causa una superficiale fessurazione della corteccia, interrompendo il trasporto di linfa alla chioma e si ha così il disseccamento della porzione distale della parte colpita, facilmente individuabile a distanza per la frequente permanenza di foglie secche in un portamento detto 'a bandiera'.
Con l’avanzamento del cancro verso il basso, tutta la parte epigea risulterà disseccata e la pianta morirà. La malattia è infatti in grado di uccidere piante di medie dimensioni in tempi molto rapidi che, dalla comparsa dei primi sintomi, si aggirano sui 3-4 anni. Poiché i punti d’ingresso del fungo sono localizzati in corrispondenza dei numerosissimi fori d’ingresso dell’insetto, sulla corteccia vengono inizialmente prodotte decine di cancri sottocorticali solitamente nei rami di piccole dimensioni, ma anche nelle branche e lungo il fusto. Di qui la denominazione americana 'Thousand cankers disease', cioè malattia dei mille cancri.

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