2020
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Tanti pesi e tante misure?

Lo scandalo francese sul Clordecone e il mancato rinnovo all'uso del Clorpirifos da parte dell'Ue ripropongono il tema dell'uniformità di comportamento dei diversi Stati dell'Unione. Le autorizzazioni all'uso non devono essere strumenti competitivi fra Stati

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I cloroderivati come si sa sono proibiti nel mondo fin dagli anni 60

Fonte immagine: © mbruxelle - Adobe Stock

In Italia è passato totalmente inosservato un recente scandalo francese: qualcuno ha scoperto che per 20 anni nei territori oltremare francese della Guadalupa e della Martinica è stato autorizzato e stra-utilizzato nei bananeti (e non solo) il Chlordecone (kepone), un cloroderivato simile al Ddt (ma molto più pericoloso).
I cloroderivati come si sa sono proibiti nel mondo fin dagli anni 60 - in Francia invece sono stati autorizzati fino al 1990 e nei territori oltremare ancora per altri 3 anni. I risultati sono che, a Guadalupa e in Martinica, oltre il 90% della popolazione risulta con cloroderivati nel sangue e vi è la più alta incidenza di tumori alla prostata del mondo. Si sappia inoltre che l'Unione europea ha supportato per decenni le banane francesi e i prodotti della Guadalupa e Martinica, come ad esempio i meloni; ampiamente consumati anche in Italia.

Questo per dire che per quanto riguarda gli agrochimici nell'Ue - ancor oggi - vi sono numerosi pesi e numerose misure. E qui torniamo all'attualità. E parliamo di Clorpirifos.

Come noto dallo scorso 13 gennaio la Gazzetta europea ha pubblicato il mancato rinnovo dell'uso di clorpirifos e il clorpirifos metile - la decisione si basa sullo studio effettuato dall'Efsa (Autorità europea per la sicurezza alimentare) che ha dimostrato l'esistenza di tossicità preoccupanti durante esperimenti con Clorpirifos condotti sui ratti, nonché un rischio elevato di interferenze neurologiche sull'uomo in caso di esposizione prolungata. Dal sito Efsa apprendiamo che le valutazioni sono ancora in corso ma che la Commissione ha chiesto all'Efsa di fornire una dichiarazione scritta sulle risultanze fino ad ora ottenute. Ad ogni buon conto dal 16 aprile p.v. gli Stati membri dovranno procedere a revocare le autorizzazioni a livello nazionale e a smaltire le scorte. Non ci viene nemmeno in mente di andar a interloquire su una materia tanto delicata.

Quel che osserviamo però è: siamo sicuri che tutti i paesi europei impiegheranno lo stesso zelo nell'osservanza delle prescrizioni europee? E' un dubbio amletico che spesso ci assale quando vediamo, per esempio, una cipolla olandese (anche bio) che ha 3 mesi in più di shelf life rispetto ad una nostrana: che sia un fatto legato al clima?

Potremmo dilungarci con gli esempi - non lo facciamo: da buoni ipocondriaci dobbiamo andare a fare le analisi per la prostata.

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