2020
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Giornate fitopatologiche, poca fiducia sul futuro del glifosate

Durante il quarto webinar, dal titolo "Difesa dalle piante infestanti", i diversi studi ufficiali sulla sostanza attiva hanno evidenziato che non esistono criticità di tipo tossicologico

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La situazione della resistenza delle infestanti ai prodotti fitosanitari è sempre più preoccupante (Foto di archivio)

Fonte immagine: © orestligetka - Fotolia

Poca fiducia sul futuro del glifosate.
Le criticità, che vengono contestate dall’opinione pubblica, non trovano conferma nei dati sperimentali e negli studi sul profilo tossicologico ed ambientale presentati nel quarto webinar delle Giornate fitopatologiche 2020.
Dedicato alla “Difesa dalle piante infestanti”, l'incontro ha visto l’interesse dei tecnici e del mondo scientifico del sistema fitoiatrico che hanno risposto con circa 750 partecipanti.

L’incontro è iniziato con il punto sulla resistenza delle infestanti ai prodotti fitosanitari che è stato presentato da Maurizio Sattin, dell’Ipsp Cnr di Padova. La situazione, che è puntualmente aggiornata sul sito del Gire, è sempre più preoccupante. Non vengono registrate nuove sostanze attive con attività diserbante mentre allo stesso tempo sono al momento 44 i biotipi di malerbe resistenti che coinvolgono 29 specie infestanti (di cui 16 monocotiledoni, 12 Poaceae) in 16 regioni, che riguardano 5 meccanismi d’azione e che coinvolgono diversi sistemi colturali quali riso, grano, mais, soia, vite, noccioleti, agrumi, medica, agricoltura conservativa e aree non coltivate. I problemi sono crescenti, specie sulle infestanti estive, e hanno reso necessaria la riorganizzazione delle strategie di controllo delle infestanti che ha spesso previsto il ritorno all’impiego dei prodotti residui di pre-emergenza.

Alle ormai note resistenze delle graminacee, lolium in particolare, e di papavero su frumento, si deve aggiungere una crescita consistente, dal 2010, della resistenza del giavone su riso, e del Sorghum halepense, su soia e pomodoro - passata da 6 a 7 biotipi - ed in particolare su mais, da tre biotipi nel 2016 ai 14 del 2020. In particolare, negli ultimi anni è cresciuta in modo molto problematica la resistenza di Amaranthus spp su soia agli ALS, passando dalle circa 25 popolazioni resistenti del 2015, alle oltre 50 del 2020; la problematica è cresciuta specialmente nel Friuli Venezia Giulia dove è stato ritrovato anche Amaranthus tuberculatus, di recente introduzione nel bacino padano.
Nel 2019 tra le nuove specie di nuova introduzione va segnalato il primo pericolosissimo ritrovamento in Europa, in un vivaio della Campania, di Eleusine indica che è risultata resistente al glifosate. Da segnalare che tale specie è inoltre stata segnalata come resistente a inibitori dell’ACCasi, PPO, PS-I e PS-II in Asia, nel Nord e Sud America e Australia.

Il webinar è poi proseguito con due interessanti relazioni che hanno riguardato:
  • un approccio innovativo alla gestione integrata delle piante infestanti nelle colture erbacee che è stato messo a punto nell’ambito di un progetto comunitario e che è stato presentato da Anna Camilla Moonen della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa;
  • la presentazione di una applicazione per il monitoraggio e il riconoscimento della flora infestante che si realizza attraverso una “app” denominata “iNaturalist” e che è stata relazionata da Silvia Fogliatto del Disafa dell’Università di Torino.

Dopo queste prime relazioni è poi seguita una tavola rotonda sul glifosate che è stata moderata da Ivano Valmori di Image Line e che ha visto una relazione introduttiva di Aldo Ferrero del Disafa dell’Università di Torino, e gli interventi di Angelo Moretto del Dcvt dell’Università di Padova, di Alberto Vicari del Distal dell’Università di Bologna, di Giovanna Azimonti dell’ICPS dell’Ospedale Sacco di Milano, di Giuseppe Zanin del Dafnae dell’Università di Padova, di Denis Bartolini di Terremerse Soc. Coop, di Claudio Cristiani del Consorzio Agrario dell’Emilia e dell'agronomo Giampiero Reggidori.

I diversi interventi hanno evidenziato che sul glifosate, popolarmente e ingiustificatamente denominato come “glifosato”, i diversi studi ufficiali hanno evidenziato che non esistono criticità di tipo tossicologico e che anche per quel che riguarda la biodiversità il prodotto non dimostra nessuna problematicità nei confronti della fauna e della flora spontanea. Problemi erano invece stati riscontrati nei formulati contenenti come co-formulati una tawalloammina che presentava una criticità per gli aspetti legati alla cancerogenesi e che è stata vietata in Europa, a seguito di specifici provvedimenti proposti dall’Efsa e adottati negli scorsi anni dall'Unione europea. A prescindere dal fatto che non sussistono potenziali criticità di carattere ambientale derivanti dall’uso del glifosate, negli ultimi anni sono stati ritrovati residui nelle acque superficiali che hanno superato i limiti di legge sia per il glifosate stesso, che per un suo metabolita, l’Ampa, che è peraltro metabolita di tante altre sostanze, detersivi compresi.

Nonostante questo quadro complessivamente rassicurante, sembrano poche le possibilità che il glifosate possa superare il prossimo processo di revisione. Questo fatto è particolarmente grave perché, come è stato evidenziato dai relatori, non sussistono alternative al glifosate per il controllo delle infestanti, se non con un fortissimo aggravio di spese, nelle ferrovie, negli ambienti urbani, nelle colture frutticole, nelle colture erbacee, nella pulizia dei letti di semina e nella pulizia delle stoppie.

I dati presentati sono molto interessanti e potranno essere meglio approfonditi consultando le presentazioni che sono già stati messi a disposizione sul sito delle Giornate fitopatologiche o prendendo contatto direttamente con i diversi relatori.
A conclusione del pomeriggio Marina Collina, nel salutare i partecipanti e nel presentare i prossimi avvenimenti, ha precisato che, nonostante la tarda ora (19,20), erano ancora oltre 380 i tecnici che erano collegati al webinar.

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