2021
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Resistenze in frutteto e vigneto, tre casi da cui imparare

L'efficacia di un agrofarmaco può essere compromessa dallo sviluppo di resistenze nell'insetto o nel fungo target, come è accaduto per gli agenti causali della maculatura bruna del pero, per la peronospora della vite e l'afide verde del pesco. Per questo occorre mettere in campo strategie antiresistenza e non abbassare mai la guardia

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L'agente della maculatura bruna ha sviluppato differenti resistenze ai fungicidi

Fonte immagine: Riccardo Bugiani - Servizio fitosanitario dell'Emilia Romagna

Prosegue su AgroNotizie la rubrica dedicata a migliorare la conoscenza delle pratiche di uso sicuro e sostenibile degli agrofarmaci, obiettivo dell'iniziativa Bayer AgriCampus.
 
Per un uso consapevole degli agrofarmaci

Gli insetti dannosi e i microrganismi patogeni rappresentano le due principali avversità che possono inficiare la produttività del frutteto e del vigneto. Contro di essi l'agricoltore ha a disposizione diversi strumenti di controllo, tra i quali gli insetticidi e i fungicidi giocano sicuramente un ruolo centrale.

Per preservarne l'efficacia nel tempo è essenziale tuttavia mettere in campo delle strategie per mitigare il rischio di insorgenza di resistenze. "La resistenza è un fenomeno dovuto alla selezione e diffusione di individui o ceppi del parassita o patogeno meno sensibili o insensibili a un determinato principio attivo", spiega ad AgroNotizie Marina Collina, docente presso il dipartimento di Scienze e tecnologie agroalimentari dell'Università di Bologna, che da anni lavora su questi temi.
 

La prevenzione delle resistenze in frutteto

La frutticoltura, come la viticoltura, rappresentano un ambiente ideale per la selezione di popolazioni con elevata presenza di individui/ceppi resistenti in quanto vi è una monosuccessione obbligata e una frequenza non trascurabile di trattamenti. Alle quali si somma una progressiva diminuzione delle sostanze attive disponibili.

Per evitare dunque di selezionare insetti o funghi resistenti occorre mettere in atto alcune buone pratiche.
Vediamo quali:
  • Alternare sostanze attive con differenti meccanismi d'azione.
  • Usare miscele contenenti agrofarmaci con diverso meccanismo d'azione e sostanze attive multisito.
  • Impiegare i prodotti in strategie preventive e non curative o eradicanti.
  • Seguire sempre le indicazioni di etichetta per quanto riguarda le dosi (mai usare quantitativi minori di quelli prescritti) nonché gli intervalli tra i trattamenti e il numero massimo di applicazioni all'anno.
  • Utilizzare metodi complementari ai trattamenti insetticidi, come la confusione sessuale o il lancio di insetti utili.
  • Eseguire correttamente i trattamenti, con macchine funzionanti e ben tarate.

"Lo sviluppo di resistenze è un fenomeno naturale e non azzerabile, ma adottando in campo tutte le buone pratiche elencate è possibile ridurre il rischio a livelli accettabili", sottolinea Marina Collina. "E nel caso in cui sia accertata la presenza di resistenza è necessario ricorrere a strategie di gestione che talvolta possono anche portare alla regressione del problema".

Vediamo ora tre casi studio che riguardano la maculatura bruna del pero, la peronospora della vite e l'afide verde del pesco.


La maculatura bruna del pero

Stemphylium vesicarium è il fungo patogeno agente della maculatura bruna del pero. Questo micete rappresenta la principale fonte di danno per gli impianti, specialmente di varietà suscettibili come Abate Fétel, e contro il quale vengono eseguiti diversi trattamenti l'anno, in quanto il fungo è capace di compromettere il valore commerciale dei frutti in praticamente ogni stadio di crescita, dalla fioritura al post raccolta.

Il ripetuto uso nell'arco di una stessa stagione di alcune sostanze attive ha consentito a S. vesicarium di sviluppare, fin dagli anni '90, importanti resistenze nei confronti di prodotti chiave quali procymidone e, più tardi, agli analoghi delle strobilurine.

Dopo la conferma della presenza in campo di fenotipi del patogeno resistenti in varia misura a procymidone e in alcuni casi anche ad iprodione (resistenza incrociata), ne fu fortemente limitata l'adozione. La sostanza attiva fu revocata nel 2007 ma gli anni di interruzione di utilizzo portarono ad un vero e proprio fenomeno di regressione tanto che fu possibile reintrodurre l'iprodione in efficaci strategie di difesa fino alla sua revoca nel 2018.

L'introduzione ormai quindici anni fa degli inibitori della succinato deidrogenasi (SDHI) fu accolta con piacere dai pericoltori perché si trattava di un nuovo gruppo altamente efficace nel controllo di S. vesicarium. Tuttavia il loro uso frequente deve far accendere un campanello di allarme per il rischio di insorgenza di resistenze.

"Dal 2017 analisi di laboratorio hanno dimostrato una diminuita sensibilità del fungo nei confronti delle sostanze attive appartenenti al gruppo degli SDHI", sottolinea Marina Collina. "I fenomeni di resistenza riscontrati non hanno assunto importanti ripercussioni pratiche di campo, ma per evitare futuri cali di efficacia è indispensabile ricorrere a stringenti strategie antiresistenza".

Se in vista non ci sono nuove sostanze attive con un meccanismo d'azione diverso da quelli già in commercio, un contributo è certamente fornito dalla introduzione di agenti di biocontrollo come Serenade Aso, a base di Bacillus subtilis, ceppo QST 713, in grado di controllare il fungo e relativamente al quale non esistono studi circa il rischio di resistenza.


La peronospora della vite

La peronospora (Plasmopara viticola) è, insieme all'oidio, il principale fungo patogeno che interessa la vite e contro la quale vengono eseguiti numerosi trattamenti durante l'anno. La poca attenzione nel rispetto delle strategie antiresistenza, come ad esempio l'uso ripetuto di una medesima sostanza attiva o il suo impiego in funzione eradicante, hanno portato negli anni allo sviluppo di numerose resistenze.

Sono stati individuati, a partire dagli anni '90, ceppi resistenti alle fenilammidi, a cymoxanil, ai QoI e, più recentemente, a fluopicolide e cyazofamid. Alcuni sono stati casi puntiformi mentre in altri il fenomeno ha coinvolto territori più o meno ampi (come nel caso di QoI e cyazofamid).

"Non bisogna quindi mai abbassare la guardia perché a parte il lancio di oxathiapiprolin non si vedono all'orizzonte novità in merito a nuovi meccanismi d'azione", sottolinea Marina Collina. "Per questo è necessario che tecnici e agricoltori monitorino attentamente gli impianti e che vengano condotte indagini sulla sensibilità delle popolazioni di campo per poter precocemente gestire eventuali fenomeni di resistenza".


L'afide del pesco

Il pesco è interessato dagli attacchi di diverse specie differenti di afidi tra cui Myzus persicae (l'afide verde) è sicuramente quello più critico per i danni diretti e indiretti che causa alle produzioni. Per questa ragione le strategie di difesa in frutteto prevedono differenti trattamenti insetticidi volti a controllare le popolazioni.

Tuttavia a causa della grande plasticità genetica e al numero elevato di generazioni che riesce a completare per stagione, M. persicae sviluppa facilmente resistenze agli insetticidi, soprattutto se questi vengono usati in maniera scorretta.

Negli anni '90 sono state individuate popolazioni resistenti agli esteri fosforici, così come ai carbammati. Recenti ricerche condotte in Emilia-Romagna hanno assodato la resistenza spiccata di M. persicae anche nei confronti dei piretroidi, così come dei neonicotinoidi. Situazione che rende complessa la difesa non solo del pesco, ma anche di altre colture, ad esempio orticole (come il peperone o la melanzana), che sono ospiti secondari dell'afide verde.

Oltre a neonicotinoidi e piretroidi ci sono altri gruppi di insetticidi efficaci sull'afide verde, ma per evitare di "perdere" nuove molecole è importante adottare tutte le buone pratiche. Tra queste c'è l'uso di sostanze attive selettive, come ad esempio spirotetramat (Movento 48 SC), che rispettando l'entomofauna utile contribuiscono al controllo naturale delle popolazioni di afide.


Insetticidi e buone pratiche agronomiche

Gli insetti dannosi rappresentano un fattore limitante della produttività agricola. Gli insetticidi giocano dunque un ruolo fondamentale, anche se non solitario, nel loro controllo. E tuttavia il ritiro di alcune sostanze attive, come le richieste della Gdo in termini di residui, stanno mettendo sotto pressione le aziende agricole e le molecole disponibili.

Per questo motivo è di fondamentale importanza preservare la vita degli insetticidi mettendo in atto tutte le buone pratiche per scongiurare l'insorgenza di resistenze. Per questo è l'agricoltore il primo a dire #iocitengo, l'hashtag scelto da Bayer per l'iniziativa AgriCampus.
 
 
Bayer AgriCampus è un'iniziativa lanciata da Bayer Crop Science Italia con l'obiettivo di promuovere l'uso consapevole degli agrofarmaci.
Image Line è partner e su AgroNotizie ha creato una rubrica per ospitare i contributi provenienti da Bayer e dai partner di AgriCampus.
Consigli tecnici che se seguiti si traducono in vantaggi sia per l'agricoltore che per l'ambiente e i consumatori. Perché per tutti gli attori della filiera vale l'hashtag #iocitengo

Appuntamento ad aprile per la nuova puntata di Bayer AgriCampus dedicata al ruolo del digitale nella difesa delle colture.




 

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