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Vite, contro l'oidio scende in campo un fungo parassita

BIOGARD® ha sviluppato un ceppo particolare di Ampelomyces quisqualis, un fungo in grado di parassitizzare efficacemente l'oidio. Il suo impiego, possibile durante tutta la stagione, esprime la sua massima efficacia nell'abbattimento dell'inoculo svernante

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L'oidio è insieme alla peronospora la principale avversità della vite (Foto di archivio)

Fonte immagine: © Bru-nO - Pixabay

Nel Centro Sud Italia e nelle aree collinari del Nord l'oidio rappresenta la principale avversità con cui i viticoltori devono fare i conti. A differenza della peronospora questo fungo parassita è in grado di svilupparsi anche in assenza di acqua e con temperature ambientali elevate. Se non controllato Erysiphe necator è in grado di compromettere la produttività del vigneto, sviluppandosi a danno di tutti i tessuti erbacei della vite, acini compresi.

Lo zolfo ha rappresentato fin dall'800 la prima arma di difesa contro il fungo a cui si sono aggiunte le molecole di sintesi a partire dal Dopoguerra. E tuttavia, a causa della richiesta di sostenibilità da parte di consumatori e Unione europea, nonché della diminuzione di sostanze attive disponibili, il viticoltore è in cerca di alternative.

AQ10 è un agrofarmaco di origine biologica, a base di spore del ceppo M-10 di Ampelomyces quisqualis, in grado di difendere efficacemente le viti dal mal bianco. I ricercatori BIOGARD® hanno messo a punto questo particolare ceppo di A. quisqualis poiché molto efficiente nel parassitizzare l'oidio. Esso si sviluppa infatti a danno del micelio e degli altri organi, bloccandone lo sviluppo sulla pianta e giocando un ruolo importante anche nel ridurre l'inoculo svernante.
 


Combattere l'oidio, anche dopo la vendemmia

"Siamo abituati a gestire la difesa della vite dall'oidio dal germogliamento alla raccolta. Dovremmo invece considerare anche la fase di formazione e maturazione degli organi svernanti, i casmoteci, nell'annata precedente", spiega Tito Caffi, professore associato presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, che da anni lavora su A. quisqualis.

"Se siamo in grado di bloccare o rallentare la formazione degli organi svernanti ci troveremo nella stagione successiva a dover affrontare delle infezioni ritardate e di minore entità. Nella prospettiva della sostenibilità e nello scenario di riduzione dei principi attivi si inserisce l'impiego di prodotti a base di Ampelomyces quisqualis".

Ampelomyces quisqualis è in grado di parassitizzare l'oidio della vite
Ampelomyces quisqualis è in grado di parassitizzare l'oidio della vite

L'oidio è infatti un fungo che sverna in vigneto in due modalità. O come frammenti di micelio imprigionati fra le perule delle gemme o attraverso i casmoteci, corpi sferici contenenti le spore sessuate del fungo, che si formano a fine estate e che vengono trascinati dalle piogge nel ritidoma del tronco e lì trascorrono l'inverno in attesa delle prime piogge primaverili. Eliminare queste due forme svernanti significa dunque avere una pressione del fungo meno importante in primavera e dunque una gestione più facile della difesa.

"L'impiego di AQ10 al momento della maturazione dei casmoteci può determinarne una diminuzione fino al 65-70%. In questo modo ci troviamo nella primavera successiva ad affrontare una pressione minore del patogeno", sottolinea Caffi.


L'importanza del timing

Ampelomyces quisqualis è in grado di parassitizzare il micelio dell'oidio e anche i casmoteci, purché non al termine della maturazione. Occorre dunque intervenire con AQ10 durante i primi stadi di formazione degli organi svernanti (quando sono di colore giallo), che iniziano a comparire ai primi abbassamenti repentini delle temperature a fine estate.

"Per ottenere l'efficacia massima dal prodotto è importante monitorare le viti. Quando in estate ci troviamo davanti ad un abbassamento delle temperature è necessario controllare le foglie e lo stato di maturazione dei casmoteci. Quando sono gialli è il momento migliore per applicare il prodotto, avendo cura di bagnare bene la chioma nelle ore più fresche della giornata", racconta Vittoria Bardelloni, agronoma dell'azienda Res Uvae, situata sui colli piacentini, nel comune di Castell'Arquato, che da cinque anni impiega AQ10 proprio per l'abbattimento dell'inoculo svernante dell'oidio.

Per abbattere l'inoculo svernante è importante trattare prima della maturazione definitiva dei casmoteci
Per abbattere l'inoculo svernante è importante trattare prima della maturazione definitiva dei casmoteci

"Ci siamo trovati molto bene nella gestione dell'oidio sia per quanto riguarda i vigneti condotti in difesa integrata sia per quelli in biologico. Con un trattamento ben posizionato a fine stagione riusciamo a controllare efficacemente le infezioni oidiche che si presentano poi nel corso del nuovo anno", sottolinea Vittoria Bardelloni.


Tutti i vantaggi dell'origine biologica

Ma perché un viticoltore dovrebbe scegliere di trattare le proprie viti con AQ10 invece che con zolfo o altre molecole di sintesi?

I plus di AQ10 sono presto detti:
  • Non lascia residui normati. Questo significa che può essere utilizzato anche a ridosso della vendemmia, ad esempio nel caso in cui i casmoteci siano in maturazione prima che l'uva sia raccolta.
  • È ammesso in agricoltura biologica e conseguentemente anche nei Disciplinari di produzione integrata.
  • A differenza dello zolfo la sua efficacia è meno dipendente dalla temperatura ambientale. Può dunque essere utilizzato all'inizio della primavera (attivo già a 12°C), quando lo zolfo è inefficace, oppure in piena estate, quando rischia di essere fitotossico.
  • Non lascia residui sulle uve che influiscono sulla vinificazione né altera gli aromi.
  • È innocuo per l'uomo e per l'entomofauna utile.
  • Non ha tempi di carenza né di rientro.

Insomma, AQ10 rappresenta per i viticoltori biologici una valida alternativa allo zolfo contro l'oidio, mentre per chi opera in difesa integrata semplifica la gestione dei residui, aumenta la sostenibilità delle produzioni e concorre a ridurre il rischio di insorgenza di resistenze.

Oltre che a fine stagione AQ10 trova impiego anche nel resto dell'anno. Ad esempio nella fase che va da rottura gemme a fioritura, oppure da chiusura grappolo ad invaiatura. In quest'ultimo caso occorre avere cura di intervenire alla primissima comparsa dei sintomi ed effettuando almeno due trattamenti consecutivi a distanza di sette-dieci giorni.

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