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Agrofarmaci, vendute circa 346mila tonnellate nel 2020

Secondo i dati Eurostat è diminuita la vendita nella maggior parte dei Paesi Ue, ma è aumentata nei grandi Paesi. -20% per l'Italia rispetto al 2011

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Cala la vendita di agrofarmaci in Italia (Foto di archivio)

Fonte immagine: © Leonid eremeychuk - Fotolia

Nel 2020 diminuisce la vendita di agrofarmaci nella maggior parte dei Paesi Ue, ma aumenta nei grandi Paesi: -38% in Repubblica Ceca ma +7 in Francia e +9% in Germania. In Italia si registra un -20% rispetto al 2011.

I fungicidi e i battericidi sono a livello europeo i prodotti fitosanitari più utilizzati. Per questi prodotti l'Italia è seconda in Ue e quinta per erbicidi, essiccanti e prodotti antimuschio.

 

Agrofarmaci in Ue

Secondo gli ultimi dati pubblicati dall'Ufficio Statistico dell'Unione Europea Eurostat, nel 2020 sono state vendute nell'Ue circa 346mila tonnellate di agrofarmaci.

 

Solo 16 Paesi Ue hanno pubblicato i loro dati sulla variazione dei tipi di prodotti fitosanitari considerati dall'indagine di Eurostat (fungicidi e battericidi; erbicidi, essiccanti e prodotti antimuschio; insetticidi e acaricidi; molluschicidi, fitoregolatori; altri prodotti fitosanitari).

 

Il volume totale degli agrofarmaci utilizzati dai 16 Paesi è calato in media del 7,3% rispetto al 2011 (da 251mila tonnellate nel 2011 alle 233mila nel 2020).

 

La variazione nell'uso degli agrofarmaci, irregolare in tutti gli anni di riferimento, è il parametro da monitorare in vista della presentazione da parte della Commissione Europea della proposta di revisione della Direttiva del 2009 sull'uso sostenibile degli agrofarmaci (Sud). Il faro in questo contesto è la Strategia From Farm to Fork.

 

Agrofarmaci in Ue

(Fonte foto: Eurostat)

(Clicca sull'immagine per ingrandirla)

 

Gli agrofarmaci più utilizzati

I fungicidi e i battericidi rappresentano a livello europeo i prodotti fitosanitari più utilizzati nell'Ue, il 43% del totale. Seguono il gruppo degli erbicidi, essiccanti e prodotti antimuschio (35%) e quello degli insetticidi e degli acaricidi (14%). Nel gruppo di fungicidi e battericidi, il 57% di essi era rappresentato da fungicidi inorganici contenenti composti di rame, zolfo inorganico e altre tipologie di fungicidi, molti dei quali sono permessi nelle aziende biologiche.

 

Nella categoria di erbicidi, essiccanti e prodotti antimuschio, a rappresentare il 41,3% delle vendite sono stati i composti organofosforici (composti organici biodegradabili, contenenti legami carbonio-fosforo), tra i quali risulta anche il glifosate.

 

A registrare i volumi più elevati di vendite nel 2020, nella maggior parte delle categorie di agrofarmaci, sono stati i principali Paesi produttori in Ue: in primis la Spagna con 66.471 tonnellate, seguita da Francia (64.743 tonnellate), Italia (56.372 tonnellate) e Germania (47.974 tonnellate).

 

Cala la vendita di agrofarmaci in Italia

In 11 dei 16 Paesi per cui i dati sono disponibili, il volume degli agrofarmaci venduti è diminuito in nove anni. È calato del 38% in Repubblica Ceca, del 31% in Portogallo e del 30% in Danimarca. Le statistiche fanno segnare un -20% per l'Italia dal 2011 al 2020, ma in termini assoluti il nostro resta uno dei principali Paesi per tonnellate vendute di agrofarmaci.

 

Il volume di affari in Italia

Anche a distanza di nove anni, l'Italia si conferma il secondo Paese nell'Ue per tonnellate vendute di fungicidi e battericidi (31mila nel 2020 rispetto alle 43mila del 2011), il quinto per tonnellate vendute di erbicidi, essiccanti e prodotti antimuschio (che crescono a 9mila rispetto alle 8mila del 2011), il quarto nel campo degli insetticidi (quasi raddoppiati a circa 5mila tonnellate in nove anni) e il primo nella categoria non definita degli "altri prodotti fitosanitari" (9mila tonnellate rispetto alle 15mila del 2011).

 

Un dato rilevante, considerato che l'Italia è quinta per ettari destinati all'agricoltura nell'Ue dopo Francia, Spagna, Germania e Polonia. Questo accade nonostante in nove anni le quantità vendute di prodotti fitosanitari in Francia e Germania siano aumentate rispettivamente del 7% e del 9%. E l'agenda europea sulla sostenibilità esorta a dare un cambio di passo.

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