2022
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Agrofarmaci, verso la riduzione del 50% entro il 2030

Presentata dalla Commissione Ue la proposta di Regolamento sull'uso sostenibile degli agrofarmaci al fine di diminuire l'impatto ambientale del sistema alimentare e i danni per uomo e ambiente. C'è chi ritiene però necessaria una valutazione d'impatto realistico

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Nel Regolamento sono previste anche una serie di misure per il ripristino dell'80% di ecosistemi in cattive condizioni entro il 2050 (Foto di archivio)

Fonte immagine: © Oticki - Fotolia

Meno 50% di agrofarmaci entro il 2030: questo il cuore della nuova proposta di Regolamento della Commissione Europea sull'uso sostenibile degli agrofarmaci. I Paesi Ue dovranno trovare alternative ecologiche e gli agricoltori tenere dei registri, mentre l'uso sarà vietato in parchi giochi, scuole, giardini pubblici, campi sportivi.

 

"Bene la riduzione degli agrofarmaci, ma si valuti l'impatto realistico", ha commentato il presidente di Agrofarma Riccardo Vanelli.

Nel Regolamento anche una serie di misure per il ripristino dell'80% di ecosistemi in cattive condizioni entro il 2050: più protezione per api, farfalle e volatili, ripristino di foreste, torbiere, habitat marini, rimozione delle barriere fluviali e rinverdimento delle città.

 

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Meno agrofarmaci, più sostenibilità

Ridurre del 50% il rischio e l'uso di agrofarmaci entro il 2030. Questo l'obiettivo al cuore del Regolamento sull'uso sostenibile degli agrofarmaci presentato dalla Commissione Europea nell'ambito del Green Deal europeo (Proposte pionieristiche per ripristinare la natura dell'Europa entro il 2050), per diminuire l'impatto ambientale del sistema alimentare Ue e i danni per l'uomo e l'ambiente.

 

"È giunto il momento di cambiare il modo in cui utilizziamo gli agrofarmaci nell'Ue. Si tratta della salute dei nostri cittadini e del nostro Pianeta", ha detto la commissaria Ue per la Salute e la Sicurezza Alimentare, Stella Kyriakides, sottolineando che sarà la Politica Agricola Comune (Pac) a sostenere finanziariamente gli agricoltori per coprire tutti i costi della nuova Direttiva per i prossimi cinque anni.

 

Le nuove norme sugli agrofarmaci

Secondo le nuove norme, gli Stati membri dovranno fissare degli obiettivi giuridicamente vincolanti per ridurre gli agrofarmaci entro il 2030, individuando allo stesso tempo delle alternative ecologiche al loro utilizzo, mentre agricoltori e utilizzatori professionali dovranno tenere dei registri che contengano le loro attività in termini di uso e riduzione di questi prodotti.

 

Gli agrofarmaci saranno inoltre vietati in molti luoghi della nostra quotidianità come aree verdi urbane, parchi, giardini pubblici, parchi giochi, scuole, campi ricreativi o sportivi, sentieri pubblici e qualunque area sensibile che possa contribuire alla preservazione delle api.

 

Per quanto riguarda il monitoraggio, gli Stati membri dovranno presentare alla Commissione relazioni annuali con i dettagli sull'attuazione delle norme e sui progressi da loro conseguiti.

 

Riccardo Vanelli: "Bene la riduzione degli agrofarmaci, ma si valuti l'impatto realistico"

"Crediamo fermamente che sia necessario impegnarsi per trovare un modo efficace per conciliare l'esigenza di ridurre l'impatto ambientale dell'agricoltura con la necessità di garantire agli agricoltori gli strumenti indispensabili per la propria attività", ha detto il presidente dell'Associazione di settore di Federchimica (Agrofarma), Riccardo Vanelli, commentando, in un comunicato stampa, la nuova proposta di Regolamento della Commissione Europea sull'uso sostenibile degli agrofarmaci.

 

Agrofarma ha colto positivamente la proposta, ma ritiene necessaria una valutazione d'impatto realistica, tenendo conto anche delle specificità di ogni Stato membro perché "una soluzione unica per tutti i Paesi Ue non è efficace", ha affermato Vanelli.

 

Non solo agrofarmaci, si punta anche al ripristino della natura

Dal 1970 a oggi le zone umide si sono ridotte del 50% e negli ultimi dieci anni il 71% dei pesci e il 60% delle popolazioni di anfibi sono calati drasticamente. Tra il 1997 e il 2011 la perdita di biodiversità ha rappresentato una perdita annua stimata tra 3.500 e 18.500 miliardi di euro.

 

"Gli scienziati sono stati chiari: non c'è tempo da perdere", ha detto il commissario responsabile per l'Ambiente, gli Oceani e la Pesca, Virginijus Sinkevicius, presentando il Regolamento della Commissione Europea per la preservazione della natura.

 

Anche in questo caso, come per gli agrofarmaci, gli Stati membri dovranno rispettare una serie di obiettivi vincolanti per il ripristino della natura, con l'obiettivo intermedio di ripristinare almeno il 20% delle superfici terrestri e marine dell'Ue entro il 2030. L'importanza di fare passi avanti nella protezione degli ecosistemi si può notare anche dal ricavo economico che si potrà avere: ogni euro speso in azioni di ripristino della natura apporterà infatti, secondo la Commissione Europea, un valore economico compreso tra gli 8 e i 38 euro.

 

Tuttavia, ripristino non equivale a protezione: non tutte le aree ripristinate diventeranno zone protette, in quanto l'obiettivo principale è quello di una "rinaturalizzazione", con il reimpianto di alberi, il rinverdimento delle città e l'eliminazione dell'inquinamento.

 

Entrambe le proposte saranno esaminate da Parlamento e Consiglio dell'Ue prima di essere adottate, ma c'è una piccola differenza: se le misure di ripristino della natura dovranno essere attuate entro il 2030, gli obiettivi in materia di agrofarmaci dovrebbero essere conseguiti entro il 2030.

 

Come ripristinare la natura?

Ci sono degli obiettivi molto specifici previsti nella normativa della Commissione: ridurre il declino delle api entro il 2030 e successivamente andare verso una crescita della popolazione, stop alla perdita netta di spazi verdi urbani entro il 2030 con un aumento del 5% entro il 2050 e una copertura arborea minima del 10% in ogni città e periferia europea.

 

Negli ecosistemi agricoli, l'aumento di biodiversità avrà una tendenza positiva tramite la protezione delle farfalle comuni e delle specie di volatili presenti nelle aree agricole, una consistente cattura del carbonio nei suoli e il ripristino e la reumidificazione delle torbiere. Una crescita positiva di biodiversità sarà fondamentale anche nelle foreste (dove si dovrà tener conto della loro connettività, della quantità di legno morto e della percentuale di foreste di età diverse) e negli ecosistemi marini, con il ripristino degli habitat di specie marine emblematiche come delfini, focene, squali e uccelli marini.

 

Infine, è prevista l'eliminazione di un buon numero di barriere fluviali per far sì che almeno 25mila chilometri di fiumi siano trasformati in fiumi a flusso libero entro il 2030.

 

Una parte dei finanziamenti di queste misure sarà garantita nell'ambito del quadro finanziario pluriennale, che fornirà 100 miliardi di euro per il ripristino della biodiversità, misure che fanno parte dei negoziati in corso su un quadro globale per la biodiversità post 2020, che verrà adottato nell'ambito della Cop15 a dicembre di quest'anno.

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