Rischio di farmacoresistenza dei funghi del genere Aspergillus, sotto osservazione alcuni prodotti fitosanitari
L'allarme lanciato da cinque agenzie scientifiche europee impone di rivedere l'autorizzazione e l'uso di fitofarmaci a base di azoli per ridurre il rischio di ceppi fungini resistenti ai farmaci umani
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Trattamenti fitosanitari, i principi attivi azoli sotto la lente delle agenzie europee per il rischio di farmaco resistenza nei medicinali umani (Foto di archivio)
Fonte immagine: © Serega - Adobe Stock
I funghi del genere Aspergillus rischiano di sviluppare ceppi resistenti ai farmaci azoli, una classe di fungicidi che sono importanti anche per il trattamento delle aspergillosi, le infezioni causate da questi funghi a persone e animali.
L'allarme è stato lanciato da cinque agenzie scientifiche europee: l'Efsa, l'Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare, l'Ecdc, il Centro Europeo per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie, l'Echa, l'Agenzia Europea delle Sostanze Chimiche, l'Aea, l'Agenzia Europea per l'Ambiente, e l'Ema, l'Agenzia Europea di Medicina.
Secondo il rapporto delle cinque agenzie, l'uso troppo diffuso di prodotti antifungini a base di azoli può portare allo sviluppo di resistenza da parte di questi funghi, facendo perdere efficacia ai farmaci umani usati per il trattamento delle aspergillosi, un tipo di infezione che può avere anche conseguenze molto severe per le persone.
I fungicidi azoli infatti sono utilizzati sia nei farmaci umani e veterinari che nei fitofarmaci, oltre che in altri prodotti chimici e addirittura in alcuni shampoo antiforfora.
Però i maggiori volumi di vendita, e quindi le maggiori quantità utilizzate, sono quelli legati agli usi agricoli e al trattamento del legname.
Per quanto riguarda i fitofarmaci, quelli che contengono azoli appartengono alle classi dei triazoli (come il tebuconazolo, il difenoconazolo, il protioconazolo, il propiconazolo, l'epoxiconazole, il metconazolo e il ciproconazolo) e degli imidazoli (come l'imazalil).
Si tratta di principi attivi utilizzati principalmente contro gli oidii, le ruggini, le septoriosi, le fusariosi e altre malattie crittogamiche.
L'obiettivo di fondo ora è quello di ridurre l'uso e la dispersione nell'ambiente dei prodotti contenenti azoli che sono utilizzati in medicina umana, in modo da ridurre e far regredire il rischio della formazione di ceppi di fungini resistenti ai farmaci.
Per farlo, l'approccio è quello di lavorare su vari ambiti, dall'agricoltura, all'allevamento, all'industria, alle corrette abitudini, nell'ottica del One Health, cioè della salute unica, unitaria, che prenda in considerazione tutti i fattori insieme.
Le prossime mosse che metteranno in atto le agenzie e le autorità europee saranno quelle di rivedere i processi di approvazione e autorizzazione dei fungicidi azolici, di sostenere la ricerca di nuovi principi attivi antifungini, di ridurre l'uso di fitofarmaci azoli, di gestire meglio i rifiuti dei materiali trattati o contaminati da questi principi attivi e di approfondire le conoscenze sulle dinamiche di questi composti chimici.
Per quanto riguarda nello specifico i fitofarmaci azoli, al momento restano approvati e sono normalmente utilizzabili seguendo le indicazioni riportate nelle etichette dei singoli prodotti.