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La Toscana è libera dal tarlo asiatico

Il Servizio Fitosanitario Regionale ha comunicato che anche l'ultimo focolaio è stato ufficialmente debellato; la Regione torna ad essere zona indenne

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Un esemplare adulto di Anoplophora chinensis, il tarlo asiatico

Fonte immagine: Paolo Gibellini - Wikipedia

In Toscana il tarlo asiatico non c'è più e tutto il territorio regionale torna ad essere zona indenne.

 

A dirlo è il Servizio Fitosanitario Regionale che ha annunciato di aver debellato anche l'ultimo focolaio presente in provincia di Prato.

 

La storia del tarlo asiatico in Toscana era iniziata nel 2019 quando, a luglio, un cittadino segnalò presenza di vari fori sospetti sul tronco di un acero in via Baracca a Prato.

 

L'ispezione dei tecnici del Servizio Fitosanitario confermarono la presenza di questo insetto e, con la collaborazione del comune di Prato, partirono le operazioni di eradicazione che solo in quell'anno videro l'abbattimento di 73 alberi infestati nel raggio di 100 metri dalla prima pianta parassitizzata individuata.

 

L'anno dopo continuò l'azione di monitoraggio, anche con l'aiuto di cani da fiuto, che sono in grado riconoscere la presenza dell'insetto, e furono tagliate e distrutte altre 12 piante.

 

Poi l'attività di monitoraggio è continuata di anno in anno, fino al 2024, nel raggio di 2 chilometri dal primo ritrovamento, senza riscontrare la presenza dell'insetto.

 

Quindi il focolaio è stato considerato ufficialmente chiuso e il parassita ufficialmente eradicato dal territorio pratese e toscano.

 

Si tratta quindi di una notizia importante, perché il tarlo asiatico (nome scientifico Anoplophora chinensis) è considerato uno dei 20 organismi nocivi più pericolosi dall'Unione europea, per i danni che può avere sulle piante.

 

Il tarlo asiatico fora il legno e ci depone le uova, in media una settantina, da cui nasceranno le larve che si nutriranno del legno stesso, scavando gallerie, minando sia la salute che la stabilità della pianta.

 

Il tarlo asiatico, inoltre, è in grado di attaccare anche piante sane, debilitandole e portandole alla morte, a differenza di specie simili presenti in Italia, che non sono in grado di parassitizzare piante in buona salute.

 

Un pericolo che è ancora maggiore in un territorio come quello pratese, nel Nord Ovest della Toscana, dove tra le province di Pistoia e di Prato si concentra quello che è il polo vivaistico più importante d'Europa, se non del mondo.

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