Maculatura batterica Xanthomonas campestris (=vesicatoria) pv. vesicatoria

Classificazione: Batteri > Batteriosi

 

Batterio che può colpire numerosa crucifere coltivate e spontanee, cagionando una grave alterazione. Presenti in numerosi paesi del mondo, Italia compresa.

E' un batterio gram-negativo, di forma allungata delle dimensioni di 1-3 x 0,4 micron) dritto o leggermente incurvato, mobile e dotato di un flagello polare. Forma minuscole colonie circolari, a margine intero e di colore giallo.

 

Biologia

 

X. campestris può perpetuarsi sia sul seme infetto che sui residui di piante malate. La sopravvivenza media nel terreno è quantificabile in poche settimane, può prolungarsi molto di più (fino a 2 anni) se le cellule batteriche rimangono protette nei tessuti degli ospiti vegetali.

Anche le crucifere spontanee possono costituire una potenziale fonte di inoculo del microorganismo.

L'infezione può innescarsi su ospiti vegetali a qualsiasi stadio di sviluppo, veicolandosi attraverso gli stomi acquiferi dei lobi cotiledonari, attraverso gli idatodi delle foglie adulte e ferite di varia natura.

Il batterio finisce poi per raggiungere le terminazioni dei vasi, aprendosi in questo modo la via alla rapida diffusione vascolare.

Con temperature di 20-22°C l'inoculo del batterio è seguite dalle prime manifestazioni della malattia dopo un periodo di circa 7-8 giorni. Altre 1-2 settimane e gli esiti delle malattia si evidenziano anche sulle foglie di nuova formazione raggiunte dal batterio per via vascolare.

Temperature di 24-28°C rendono lo sviluppo della malattia ancora più rapido.

 

Danni causati

 

I primi sintomi dell'infezione si palesano pochi giorni dopo l'emergenza delle plantule, dapprima con un'annerimento dei cotiledoni con punto d'origine nel seno distale, successivamente con fenomeni di avvizzimento e con la caduta prematura degli organi stessi. Con il progredire dello sviluppo vegetativo, l'infezione può trasmettersi anche alle foglioline apicali, cagionando un'avvizzimento più o meno intenso che può portare anche alla morte delle giovani piantine.

Sulle piante adulte la malattia inizia il proprio decorso dal margine fogliare. Qui si origina una macchia nerastra che poi si circonda da ampie zone di tessuti dalla tinta giallastra percorsi da un reticolato scuro, formato dalle nervature di colore nerastro.

L'area colpita si estende in senso centripeto, assumendo una conformazione cuneiforme, dal vertice rivolto verso la nervatura mediana, con i tessuti interessati che iniziano a disseccare.

I vasi delle nervature fogliari, dei piccioli e del fusto anneriscono, spostando l'infezione sia in senso basipeto (fino a raggiungere le radici) che in direzione acropeta (interessando infiorescenze e fruttificazioni). Sulle silique compaiono tacche nerastre, depresse, localizzate in particolare in prossimità delle suture; da qui l'infezione può raggiungere anche i semi.

In generale, le piante colpite manifestano uno stentato sviluppo, talvolta concentrato ad una sola parte della chioma, andando poi soggetto a caduta prematura delle foglie (filloptosi), con conseguenti avvizzimenti e scarsa produzione. Le piante infettate presentano inoltre un nanismo assai marcato.

 

Interventi agronomici

 

Impiegare certificato. Adottare ampie rotazioni colturali (almeno 4 anni). Attuare concimazioni azotate e potassiche equilibrate. Eliminare la vegetazione infetta evitandone l'interramento. Utilizzare per l'irrigazione acque non provenienti da canali o bacini di raccolta i cui fondali non siano periodicamente ripuliti da residui di origine organica.

Trapiantare solo piante esenti dal batterio. Orientare la scelta varietale su cultivar tolleranti. Effettuare opportune sarchiature.

 

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