Virus del mosaico del Pomodoro ToMV

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E' la virosi che più frequentemente colpisce le coltivazioni di pomodoro, in tutti gli areali. Risulta possedere diversi caratteri affini al Mosaico del tabacco (TMV), trattandosi di un Tobamovirus con virioni bastoncelliformi; è dotato di elevata resistenza: una volta nei succhi vegetali è in grado di sopportare temperature fino a 90°C, nelle foglie di tabacco può conservarsi anche per decine di anni. Questi fattori gli consentono di perpetuarsi nelle condizioni agronomiche e ambientali più disparate.

Biologia

Il virus si conserva nel terreno e su semi provenienti da piante infette. Giunge nel terreno attraverso i residui infetti delle piante (spontanee e coltivate) e qui può conservarsi da alcuni mesi fino a più di un anno. La sopravvivenza del virus sui residui delle piante dell'anno precedente dipende anche dalle lavorazioni cui è sottoposto il suolo prima della coltura successiva.

Come per i residui colturali, la degradazione del virus avviene a carico della microflora presente nel terreno; in ragione di ciò le fumigazioni del terreno possono favorire l'insorgenza della virosi.

I primi centri di infezione si insediano principalmente sulle giovani piantine, sia a causa del virus conservato nel terreno, sia ad opera di quello presente sul seme.

La via di infezione principale è rappresentata dalle radici ove, presumibilmente, l'inoculo avviene attraverso le lesioni dei peli radicali. Dal seme, l'infezione delle giovani piante può avvenire anche per via fogliare, passando dai tegumenti del seme ai cotiledoni della pianta. 

Indipendentemente dal punto di inoculo, l'infezione coinvolge tutti tessuti vegetali passando poi, anche per semplice contatto fra le foglie, ad infettare anche altre piante. Il ToMV può essere trasmesso da una pianta all'altra anche grazie alle operazioni colturali sfruttando attrezzature, vestit e mani degli operatori, che finiscono col diffondere il virus.

Danni causati

Il ceppo più comunemente ritrovabile provoca nelle foglie il cosiddetto mosaico, ovvero l'alternanza di aree decolorate con porzioni di un verde più intenso, accompagnato da lievi malformazioni (bollosità, accartocciamenti, sviluppo non uniforme, ecc.) delle giovani foglie in fase di accrescimento. In ambienti caratterizzati da temperature relativamente elevate e luminosità intensa, la maculatura diviene particolarmente accentuata, con la mancanza quasi totale di malformazioni a carico dello stesso organo. Basse temperature e scarsa luminosità tendono ad evidenziare più intense deformazioni fogliari (queste ultime comunque poco diffuse). A livello dei frutti non si manifestano sintomi.

Il ceppo "aucuba", diversamente da quello più comune, cagiona la comparsa sulle foglie di chiazze giallo-brillanti o giallo-biancastre. Nei casi più gravi tali macchie ricoprono la quasi totalità del tessuto parenchimatico, con la foglia che assume una colorazione giallo-biancastra. Le giovani foglie presentano inoltre bollosità del lembo, rugosità, con bordo tendenzialmente ripiegato verso la pagina inferiore. A livello dei frutti non si segnalano particolari alterazioni.

Il ceppo della "distorsione fogliare" provoca intense malformazioni delle foglie, con sensibile riduzione delle lamine fino a perdere completamente, nei casi estremi, il parenchima, mantenendo unicamente le nervature principali. I frutti, pur non manifestando sintomi specifici, risultano numericamente scarsi e di qualità scadente.

Il ceppo dell'"imbrunimento interno" cagiona quasi esclusivamente alterazioni sui frutti. Questi, se sezionati, evidenziano gruppi di cellule di colore bruno, localizzati qualche millimetro al di sotto della buccia, a carico dell'intera circonferenza della bacca. Esternamente sono visibili unicamente delle leggere macchie traslucide, poco distinguibili; i frutti colpiti risultano commercialmente inutilizzabili.

Il ceppo del "mal della striscia" provoca lesioni necrotiche a carico di fusti, foglie e frutti.Sullo stelo, sui piccioli fogliari e sui peduncoli dei frutti le lesioni assumono la forma di striature allungate e regolari, di colore bruno-scuro tendenti al nero, leggermente depresse rispetto ai tessuti sani circostanti, dovute alla morte delle cellule degli elementi superficiali e del parenchima sottoepidermico. Sulle foglie le lesioni necrotiche possono interessare aree più o meno estese della lamina. Sulle bacche sono visibili zone decolorate, traslucide, dai contorni indefiniti, depresse, di colore bruno-grigiastro e con superficie rugosa. La pianta, anche se non muore, finisce per deperire in maniera irreversibile.

Interventi agronomici

Effettuare un accurato controllo delle erbe infestanti presenti in prossimità del campo prima del trapianto (a mezzo con pirodiserbo o sfalcio). Nelle zone a rischio monitorare e controllare opportunamente la presenza degli insetti vettori (afidi e tripidi). Impiegare di seme esente dal virus o sottoposto a disinfezione mediante trattamenti fisici o chimici.

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