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Pomodoro, ecco come difendersi dalla mosca bianca (aleurodidi)

Gli aleurodidi sono una famiglia di omotteri estremamente dannosi per le coltivazioni di pomodoro, specialmente in serra, per i danni diretti che apportano e perché vettori di numerosi virus. Vediamo come difendere le piante

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Esemplari di aleurodidi su foglia di pomodoro (Foto di archivio)

Fonte immagine: © Floki - Adobe Stock

La cosiddetta mosca bianca è un aleurodide lungo 1-1,5 millimetri che è in grado di arrecare seri danni alle produzioni di pomodoro, specialmente in serra. Gli aleurodidi sono degli omotteri che si nutrono di molte piante (ornamentali, orticole, selvatiche) e nelle condizioni giuste sono in grado di compiere svariate generazioni all'anno, fino a quindici.

Per quanto riguarda il pomodoro sono due le specie presenti nei nostri areali: Bemisia tabaci e Trialeurodes vaporariorum (chiamata anche mosca bianca delle serre). Entrambe si nutrono della linfa delle piante introducendo il proprio apparato pungente-succhiante nella pagina inferiore delle foglie. La sottrazione di linfa porta ad una generale debilitazione della pianta che presenta una crescita stentata. Le foglie ingialliscono e disseccano e i frutti rallentano o fermano l'accrescimento e la maturazione.

Inoltre l'abbondante produzione di melata prodotta dagli aleurodidi imbratta tutti gli organi vegetali del pomodoro e favorisce lo sviluppo di fumaggini che a loro volta incidono sullo sviluppo della pianta.

Ma non sono questi i danni più significativi apportati dalla mosca bianca. Questo piccolo insetto è infatti il vettore di numerosi virus in grado di azzerare la produttività delle piante di pomodoro. Il Virus dell'accartocciamento fogliare giallo del pomodoro (Tylcv) è ad esempio in grado di bloccare lo sviluppo delle piante di pomodoro, se il contagio avviene in uno stadio precoce. Se invece il virus viene contratto a fruttificazione avvenuta la qualità del pomodoro risulta scarsa.
 
Danni da Tylcv su foglia di pomodoro
Danni da Tylcv su foglia di pomodoro
(Fonte foto: Eppo)

Un altro virus trasmetto dalla mosca bianca è l'agente della clorosi virale del pomodoro (Ticv, Tomato infectious chlorosis virus, o Tocv, Tomato chlorosis virus). Anche questa malattia è in grado di arrecare seri danni alle produzioni, con piante che vedono un generale ingiallimento delle foglie e perdita di vigoria.
 

Biologia degli aleurodidi

Di origine centro-americana, la mosca bianca ama i climi caldi e il suo sviluppo è favorito da temperature elevate, intorno ai 30°C. Per questo la presenza dell'insetto è localizzata soprattutto nel Sud Italia e soprattutto nelle serre, dove riesce a portare a termine numerose generazioni l'anno.

Bemisia tabaci ha un ciclo di sviluppo di dodici-quattordici giorni e nelle serre del Meridione, dove le temperature superano facilmente i 30°C, riesce a compiere fino a quindici generazioni all'anno. Tra i numerosi virus che riesce a trasmettere c'è il Tylcv. Virus che invece non viene trasmesso da Trialeurodes vaporariorum, che compie una generazione in tre-quattro settimane, e la cui femmina è in grado di deporre 150-500 uova.
 

La difesa del pomodoro dalla mosca bianca

Proteggere le piante dalla mosca bianca non è semplice. Questo insetto è infatti massicciamente presente in natura, potendosi nutrire di un gran numero di specie vegetali. Inoltre è altamente prolifico e in una serra è facile che siano presenti più generazioni a diversi stadi di sviluppo (adulti, ninfa e pupa). Per questo motivo, e per la capacità di sviluppare resistenze agli insetticidi, la lotta con gli agrofarmaci è alquanto difficoltosa.
 
 Esemplari di Bemisia tabaci
Esemplari di Bemisia tabaci
(Fonte foto: Wikipedia)

Ecco allora qualche consiglio per difendere i propri pomodori dagli aleurodidi.

Prima di tutto bisogna partire con il piede giusto, acquistando quindi piantine che non siano già infestate. Bisogna dunque affidarsi a vivaisti affidabili e controllare di persona che non ci siano adulti né uova sotto le foglie (si presentano in gruppetti circolari).

In secondo luogo occorre sanificare la serra, portando via tutti i residui della coltura precedente e chiudendo tutte le aperture con reti anti-insetto a maglia stretta. Quelle usate per Tuta absoluta, per intenderci, vanno benissimo. Bene anche l'utilizzo di doppie porte all'ingresso della struttura.

È buona norma poi eliminare tutta la flora spontanea che nei dintorni della serra possa offrire nutrimento e rifugio per questi insetti. Via dunque tutte le solanacee come ad esempio Solanum nigrum (l'erba morella).

Controllare periodicamente le foglie delle piante cercando gli adulti dell'insetto oppure i segni dell'infestazione. Se gli adulti vengono disturbati prendono il volo e dunque sono facilmente individuabili. Sono utili anche le trappole cromotropiche di colore giallo, che attirano e intrappolano gli adulti di mosca bianca.

Se si accerta la presenza di mosca bianca nella propria serra è bene provvedere ad un trattamento insetticida per abbattere la popolazione ed evitare che l'infestazione si espanda. Secondo la banca dati Fitogest.com ad oggi contro la mosca bianca sono registrate trenta sostanze attive e 108 agrofarmaci. Occorre prestare attenzione ad alternare prodotti con differente meccanismo di azione, in modo da scongiurare l'evenienza che insorgano resistenze.

È anche possibile ricorrere ad insetti utili per il controllo degli aleurodidi in serra. Ad oggi sono commercializzati sia entomoparassitoidi che entomopredatori. Encarsia formosa ed Eretmocerus mundus ad esempio sono due imenotteri afelinidi che parassitizzano le neanidi della mosca bianca. Mentre Delphastus pusillus e Chrysoperla carnea sono rispettivamente un coccinellide e un neurottero che si nutrono degli esemplari di aleurodide.

Per mettersi al riparo dagli effetti devastanti che i virus trasmessi dalla mosca bianca apportano alle produzioni è consigliabile mettere a dimora piantine di varietà resistenti. Ad oggi non esistono resistenze a tutti i virus, ma per quelli più importanti, come Tylcv, esistono cultivar con geni di resistenza.

Sarebbe infine opportuno prevedere una rotazione colturale per abbattere le popolazioni svernanti e poter ricominciare l'anno successivo senza la pressione dell'insetto.

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