2021
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La difesa della vite da vino dal marciume acido

Dagli atti delle Giornate fitopatologiche 2020 sono emersi due lavori. Grande attenzione anche sugli aspetti epidemiologici di questa avversità che colpisce la coltura nella fase di maturazione e che è favorita dalle precipitazioni che si verificano nella fase precedente alla raccolta

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Atti delle Giornate fitopatologiche, la difesa della vite da vino dal marciume acido

Ancora aperto il problema del controllo della vite da vino dal marciume acido. Questo quanto emerso dagli atti delle Giornate fitopatologiche 2020. Sono solo due i lavori che hanno riguardato questa tematica, ma va evidenziato che negli ultimi anni sono stati approfonditi gli aspetti epidemiologici di questa pericolosa avversità che colpisce la vite da vino nella fase di maturazione e che è favorita dalle precipitazioni che si verificano nella fase precedente alla raccolta.

La bibliografia analizzata dagli autori evidenzia che il marciume acido, fino a qualche anno fa confuso come lo stadio finale della muffa grigia generata dalla Botrytis cinerea è presente e diffuso nelle zone viticole temperate dove si verificano frequenti precipitazioni in pre vendemmia. In particolare, le bucce delle uve colpite assumono un colore marrone chiaro che progressivamente si ammorbidisce rilasciando la polpa di uva fermentata che emette odore di acido acetico.
Importante in questa fase la presenza dei moscerini della frutta che accelerano il processo degenerativo e che è caratterizzato da un ruolo attivo da parte di vari lieviti, batterie e funghi filamentosi; in particolare è stata accertata una correlazione molto stretta tra i batteri e la produzione di acido acetico che deriva dall'ossidazione dell’etanolo
 

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La difesa dal marciume acido è normalmente condotta a completamento della lotta alla botrite, ma al momento è difficile poter valutare gli effetti specifici che i prodotti impiegati hanno direttamente contro questa avversità. Gli autori sono partiti dalla consapevolezza che esistano poche possibilità per poter condurre un controllo diretto della malattia e i risultati presentati purtroppo confermano questa tendenza.

In un lavoro il Centro di saggio Astra Innovazione di Faenza e il Servizio fitosanitario della Regione Emilia Romagna hanno presentato tre anni di prove sperimentali condotte in provincia di Ravenna. Sono state sperimentate a confronto con un testimone e con un prodotto standard di riferimento (cyprodinil + fludioxonil) diverse sostanze a basso impatto, quali: metabisolfito enologico, bicarbonato di potassio, 3Logy (zeolite, eugenolo, geraniolo e timolo), olio essenziale di arancio dolce, Antimyc (Bacillus licheniformis, Bacillus subtilis e Trichoderma harzianum), Phytium oligandrum, Bacillus amyloliquefaciens e cerevisane.
Nei tre anni di prova, in cui sono stati eseguiti 2-3 trattamenti nella fase di preraccolta, l’attività delle sostanze impiegate non è mai stato in grado di contenere completamente l’avversità che nelle tesi testimoni hanno fatto registrare attacchi del 69% nel 2016 (severità dell’11,21), del 41% nel 2017 (severità dell’1,71%) e del 78% nel 2018 (severità del 13,28%).
Nei rilievi di preraccolta si sono differenziate statisticamente in modo significativo dal testimone solo le tesi con cyprodinil + fludioxonil, nel 2017 e nel 2018, e il Phytium oligandrum, nel 2018 ma che ha fornito dati interessanti anche nel 2016 e nel 2017. Nella prova del 2016, una tesi è stata dedicata all’impiego di deltametrina, per verificare possibili effetti positivi derivanti dall’abbattimento di Drosophila spp. I risultati sono stati deludenti e anche numericamente sono stati molto vicini a quelli riscontrati sul testimone. Nelle conclusioni del lavoro, gli autori tengono inoltre a precisare come sia risultato particolarmente centrata la scelta dell’inizio dei trattamenti che, a conferma di quanto riportato in bibliografia, è stata posizionata quando il livello zuccherino medio dei grappoli ha raggiunto il 13,5° Brix, che coincide con la fase in cui è maggiore il grado di suscettibilità dei grappoli ai marciumi.

Viten di Colosso (At) ha invece presentato i risultati di due anni di prove in cui, parallelamente alla verifica dell’attività antibotritica, sono state saggiate diverse sostanze per la loro efficacia nei confronti del marciume acido, con 3-4 trattamenti. Sono state sperimentate, a confronto con un testimone e con due prodotti standard di riferimento (fenexamid e cyprodinil + fludioxonil), diverse sostanze a basso impatto, quali: bicarbonato di potassio, 3Logy (zeolite, eugenolo, geraniolo e timolo), olio essenziale di arancio dolce, Bacillus subtilis, Phytium oligandrum, Bacillus amyloliquefaciens, Aureobasidium pullulans e estratto di Lupins albus.
Inoltre, sono stati saggiati due concimi: Usbergo e Poliprop Bio. Il livello di attacco del marciume acido riscontrato sui testimoni nei due anni di prove è stato relativamente contenuto, 12,4% nel 2018 e 6,11% nel 2019, e nessuno dei prodotti impiegati si è differenziato dal testimone.

Queste alcune analisi sintetiche e soggettive, per una lettura più completa dei lavori si invita ad acquisire gli atti prendendo contatto direttamente con la segreteria organizzativa delle Giornate fitopatologiche al seguente indirizzo email: giornatefitopatologiche@unibo.it
Le Giornate fitopatologiche, a cadenza biennale, rappresentano un momento di confronto e di discussione tra gli esperti della fitoiatria italiana.
L'edizione 2020 ha prodotto oltre 130 lavori raccolti in circa 1200 pagine.

In un'ottica di divulgazione, AgroNotizie ha riassunto i contenuti in un ciclo di articoli dal nome "Difesa e diserbo, lo stato dell'arte" dedicati alla difesa dalle avversità animali, difesa dalle malattie, controllo delle infestanti e mezzi di difesa.

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