2025
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Le resistenze: conoscerle per prevenirle

Interviste impossibili: le resistenze mettono a repentaglio l'efficacia di agrofarmaci, antibiotici e persino di organimi geneticamente modificati. In alcuni casi, però, possono persino essere utili

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Interviste impossibili: le resistenze

Resistere, resistere, resistere. No, non è il titolo del libro di Francesco Saverio Borrelli, magistrato del pool Mani Pulite passato a miglior vita nel 2019, bensì l'imperativo che gli organismi danno a se stessi nei confronti di ciò che li può danneggiare.

 

Batteri contro funghi, funghi contro batteri, ma anche microrganismi contro sostanze chimiche quali antibiotici, agrofarmaci o tossine naturali, create queste da altri microrganismi appositamente per eliminare la concorrenza. Una lotta senza quartiere per la sopravvivenza basata su mutazioni del tutto casuali in alcuni precisi punti del proprio arsenale genetico.

 

Per meglio comprendere i meccanismi tramite i quali si formano le resistenze abbiamo deciso di intervistare proprio loro. 

 

Parlare di resistenze è abbastanza generico. Potreste per favore delimitare meglio il campo da gioco?

"Guardi, è molto semplice. La vita è in continuo divenire grazie a mutazioni del Dna degli organismi che abitano il Pianeta. Mutate voi umani, ma mutano anche alcuni precisi punti nei genomi di piante, batteri, funghi, virus, insetti e altri organismi, micro e macro. Non penserà mica che Lei e i suoi simili siete uguali agli umani di qualche decina di migliaia di anni fa?"

 

No di certo. So che la percentuale di Dna arrivatoci dall'esterno tocca le due cifre percentuali. In me ci sono geni in comune con piante, batteri, virus e altre specie d'ogni tipo. E per quanto possa stupire alcuni, la cosa non mi impressiona affatto.

"Bene, quindi comprenderà facilmente come in un simile sobbollire genetico incappare in qualche mutazione che rende insensibili a qualcosa non è affatto difficile. Perché il primo mito da sfatare è quello della mutazione mirata, pianificata, indotta".

 

In che senso?

"Molti pensano che a indurre le resistenze siano precise influenze di qualche agente esterno. Invece no: le mutazioni che portano in sé la resistenza verso qualcosa sono del tutto casuali. In natura esiste un numero imponderabile di geni che senza saperlo codificano per enzimi capaci di rendere innocue alcune sostanze altrimenti letali. Ma mica quei geni si sono formati assecondando un misterioso piano cosmico prestabilito". 

 

Quindi, per esempio, un'erba resistente a un erbicida cosa farà?

"Nulla. Finché non viene trattata con quell'erbicida non trarrà alcun vantaggio da quel gene mutato. Se però nasce in un campo coltivato, allora sì che quel gene le darà un vantaggio competitivo significativo. Da quel momento, ogni volta che l'agricoltore impiegherà quell'erbicida lei si moltiplicherà, a differenza delle sua simili ancora sensibili. Tempo qualche anno in quel campo ci sarà praticamente solo la sua discendenza e quindi quell'erbicida sarà praticamente acqua fresca".

 

E questo avviene per qualsiasi altra cosa, presumo.

"Esatto. Anni fa, da un'associazione di consumatori venne pubblicato un articolo in cui si riportava la presenza di batteri resistenti agli antibiotici su delle carni di pollo. Apriti cielo: gli antibiotici generano resistenze!".

 

E invece?

"E invece, quei geni erano già presenti in natura da qualche parte. Non sono stati indotti alla mutazione dagli antibiotici usati in zootecnia. Questi non hanno fatto altro che selezionare quei ceppi resistenti esattamente come l'erbicida ha fatto nell'esempio di prima. Le sostanze, punto fermo che sfugge a molti, non creano le resistenze: le moltiplicano e basta". 

 

Che di per sé non è comunque poco...

"Certo. Se si è così sciocchi da usare male le sostanze attive, qualsiasi esse siano, per tempi lunghi, in malo modo e senza alternanza di meccanismi di azione, alla fin fine noi resistenze non possiamo che ringraziare".

 

In che senso in malo modo?

"Per esempio con dosi e periodi di trattamento irrazionali. Circa quest'ultimo punto è noto come le resistenze agli antibiotici siano favorite da terapie interrotte al primo segno di miglioramento: lo devi prendere per una settimana due volte al giorno, ma dopo due stai meglio e quindi smetti di prenderlo. Così facendo hai selezionato magari quattro batteri su miliardi, batteri che sarebbero morti pure loro continuando la terapia fino alla fine. Invece così li hai graziati, selezionando in tal modo i più tosti. La volta dopo, quei batteri non li ammazzi più nemmeno a martellate, bravo furbo"

 

E qui si parla di farmaci, ma con gli agrofarmaci?

"Oltre all'alternanza di meccanismi di azione serve l'uso corretto quanto a dosi. Se la ricorderà la fine che fece diflubenzuron in passato, prima ancora che venisse revocato in Europa?"

 

Certo: un'innovazione di fondamentale importanza che sviluppò resistenze nel volgere di pochi anni.

"Peccato che in altre parti del Globo l'efficacia continuò a essere garantita per molti anni ancora. Certo, se a stabilire le dosi sono personaggi che giocano a fare i puristi dell'ambiente, dimezzandole o riducendole anche di tre quarti, poi non ci si deve stupire che la Carpocapsa sia divenuta resistente in men che non si dica".

 

Lasci stare, ancora oggi patiamo di una sorta di negazionismo storico su quanto avvenuto con diflubenzuron. Però, la resistenza agli insetticidi Igr si è manifestata in molte parti del mondo, mica solo qui. 

"Normale. Per quante precauzioni possiate prendere, alla fine vinciamo noi. Voi potete solo rimandare il più possibile l'inevitabile. Magari però, in quel lasso temporale potete mettere a punto nuove soluzioni capaci di superare il meccanismo di resistenza appena sviluppato. E lì siamo noi a dover ricominciare da capo. Brutta notizia per voi: noi non abbiamo fretta e il nostro lavoro è gratis. Non servono miliardi di investimenti per mettere a punto un meccanismo di resistenza. Ci viene così, da solo, senza fatica".

 

Mi fate un po' invidia, in effetti. Ci sono altri casi in cui voi resistenze l'avete avuta vinta in agricoltura?

"Eccome no! tantissimi. Giusto per citarne uno, Psylliodes chrysocephalus, o pulce dello stelo delle brassicacee. Fino a qualche tempo fa lo controllavate con i trattamenti ai semi con neonicotinoidi e applicazioni fogliari di piretroidi. Poi, dopo il bando dei primi anche i secondi sono stati sopraffatti dalle resistenze. E di casi come questo se ne registrano a centinaia in giro per il mondo su molteplici piante, molteplici parassiti e molteplici insetticidi. Poi, va detto anche che alcune resistenze sono di fatto reversibili".

 

Cioè possono regredire?

"Sì. Ciò accade per esempio quando le mutazioni riguardano geni recessivi che poi vengono 'coperti' da altri geni dominanti che ne soffocano l'espressione. In altre situazioni gli individui resistenti hanno un profilo genetico sfavorevole rispetto ai ceppi selvatici non mutati. Questo li svantaggia nel lungo periodo sino a farli divenire fortemente minoritari sul totale. Quindi i prodotti ricominciano a funzionare, anche se è meglio non abusarne perché a ripristinare l'inefficacia a pieno campo mica ci vuole molto".

 

Potete ricordarci qualche caso sui fungicidi?

"Per certe sostanze attive a volte è difficile stabilire quali siano le mutazioni occorse, poiché alcuni agrofarmaci hanno meccanismi d’azione a tutt’oggi non ancora chiariti. Per esempio, cimoxanil agisce tramite un meccanismo ignoto, come pure ignoto è il sito sul quale la sostanza attiva esercita la propria azione". 

 

Ricordo il caso. Ne potete riassumere i passaggi chiave?

"Volentieri. Negli anni ’80 e ’90 il suo uso continuativo in vigneto ne causò un momentaneo calo di efficacia. Questo fu dovuto a una serie di fattori concorrenti. Per esempio, venivano usati spesso formulati contenenti solo cimoxanil, senza quindi l’aggiunta di partner di contatto e di copertura come i diversi ditiocarbammati, folpet e rame. La loro azione multisito avrebbe infatti impedito lo selezione di ceppi tolleranti a cimoxanil. Inoltre, la sua spiccata capacità curativa lo fece impiegare a lungo come rimedio a infezioni già insediate, stressando in tal modo la sostanza attiva oltre i suoi limiti fisiologici. Non sempre i trattamenti cadevano infatti entro le canoniche 48 ore dall’inizio dell’infezione, favorendo in tal modo la peronospora e sfavorendo cimoxanil". 

 

Morale?
"Morale fu che in diverse aree italiane i preparati a base di cimoxanil mostrarono dei vistosi cali di efficacia, tanto da diffondere le voci di una resistenza conclamata alla sostanza attiva. Di fatto, il problema venne risolto tramite la modifica dei programmi di difesa, la creazione di miscele a due o a tre vie, l’avvento di sostanze attive a differente meccanismo d’azione e l’uso preventivo di cimoxanil anziché curativo". 

 

Ma le resistenze possono anche essere aggirate geneticamente, no?

"Certo. Basti pensare al frumento resistente alle ruggini. Grazie alla selezione genetica si arginarono le infezioni di questi patogeni, ma anche loro si adattarono, mutando e tornando dannosi anche sulle nuove varietà. Praticamente una corsa all'inseguimento che non ha mai fine".

 

E con gli Ogm, ce la possiamo cavare?

"Manco per idea. In tal caso, però, siamo molto contente di ciò che facciamo, poiché noi resistenze possiamo anche aiutarvi a difendere le colture anziché complicarvi la vita. Anche in tal caso, però, dovete utilizzarci con criterio. Se sullo stesso campo coltivate per decenni soia, colza e mais resistenti a glifosate, poi non lamentatevi se alcune infestanti con questo erbicida ci si fanno gli sciacqui. Saremo pure toste, noi resistenze, ma mica possiamo competere in eterno con le resistenze altrui. Anche lì, dovreste seminare colture che richiedono comunque diserbi di altro tipo. Saranno ovviamente più costosi, ma per lo meno darebbero un po' di respiro a glifosate, impedendo l'insorgenza di fenomeni di resistenza nelle infestanti".

 

Quindi, anche in questo caso si sfata il mito degli Ogm che "creano" o "trasferiscono" resistenze?

"Certo. Anche quelle sono narrazioni funzionali solo al fronte antibiotech. Di fatto gli Ogm non trasmettono il gene della resistenza, né la inducono tramite strani e misteriosi meccanismi di vicinanza. Come per le sostanze chimiche, anche loro se usati di continuo senza pause favoriscono gli individui che spontaneamente - ripetiamo, spontaneamente - mutano divenendo insensibili anch'essi".

 

E questo vale anche per gli Ogm resistenti agli insetti, immagino. 

"Basti pensare a quanto succede in America con la diabrotica del mais, la quale sta sviluppando resistenza alla tossina Bt prodotta dagli ibridi modificati. Dai e dai, alla fine l'insetto ha trovato il modo per digerirsi quella tossina come acqua fresca".

 

Sì, ho letto questa notizia anche recentemente, magari con qualche imprecisione.

"E chiamiamola imprecisione! Hanno chiamato la diabrotica 'lombrico'!"

 

Diciamo che quando si traduce da una lingua straniera certe cose possono capitare. 

"Certo, ma a noi ha fatto molto ridere!"

 

Confesso: anche a me. Ma allora anche le nuove tecniche di genome editing applicate alle colture non possono garantire successo eterno?

"Dolenti per voi: no, non possiamo durare per sempre. Certamente renderemo la vita più difficile ai patogeni, ma prima o poi anch'essi muteranno e ci scavalcheranno. In tal caso, dovrete tornare a usare i fungicidi che adoperavate prima. Quindi teneteveli molto stretti quelli che vi sono rimasti. Se un fungo bypassa un fenomeno di resistenza creato nel genoma di una coltura annuale, basta non seminarla per qualche anno e forse ve la cavate. Se capita in un vigneto o in un frutteto sono guai. Mica potete espiantare tutto dopo pochi anni dall'impianto. Da lì in poi vi tocca trattare sino a fine ciclo colturale, magari per 15-20 anni. Sarà quindi bene ve ne facciate una ragione da subito e non vi creiate aspettative superiori a quanto noi resistenze possiamo assicurare sul lungo periodo".

 

Chiarissimo. Alla fin fine, anche le resistenze "buone" possono soccombere di fronte a specifiche resistenze "cattive". È l'eterno ciclo della vita, si suol dire. Meglio tenerlo ben saldo a mente.

 

Quindi, grazie a voi, o resistenze "buone", ma attenzione massima verso quelle "cattive", magari partendo dallo sfatare miti e leggende figli di narrazioni spesso ideologiche che con l'agronomia hanno ben poco da spartire.

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