La Francia blocca le importazioni di derrate alimentari con residui di cinque sostanze attive bandite nella Ue
Voci dalla Francia. I nostri cugini transalpini non sono nuovi a prese di posizioni unilaterali come questa: nel 2024 bloccarono frutta e verdura con residui di thiacloprid, nel 2016 ciliegie con residui di dimetoato, precedendo provvedimenti comunitari emessi successivamente
Nel mirino della Francia glufosinate, mancozeb, thiophanate methyl, carbendazim e benomil (Foto di archivio)
Fonte immagine: © destillat - Adobe Stock
In Francia ciò che è uscito dalla porta non rientrerà dalla finestra
Questa la sintesi del provvedimento adottato dalle autorità francesi che non accetteranno più che sostanze attive bandite nella Ue tornino sul proprio territorio sotto forma di residui nelle derrate alimentari importate da Paesi extra europei, mandando un deciso messaggio allo stipulando accordo di libero scambio col Mercosur.
Il fatto
Con un comunicato stampa del 7 gennaio 2026, la Francia ha annunciato la decisione di sospendere l'introduzione, l'importazione e l'immissione sul mercato di prodotti vegetali trattati con sostanze considerate pericolose per la salute e vietate nell'Unione Europea. Per adesso il divieto riguarda glufosinate, mancozeb, thiophanate methyl, carbendazim e benomil, ma non è escluso che si possa allargare ad altri principi attivi banditi nella Ue ma liberamente utilizzabili altrove nel mondo.
L'iniziativa è stata promossa da Annie Genevard, Ministro dell'Agricoltura, della Sovranità Alimentare e dell'Agroalimentare, e Serge Papin, Ministro delle Piccole e Medie Imprese, del Commercio, dell'Artigianato, del Turismo e del Potere d'acquisto.
Un meccanismo scientificamente ineccepibile ma dagli effetti spesso intollerabili per gli agricoltori
L'obiettivo dell'iniziativa è interrompere un meccanismo consolidato da anni, dove l'Europa applica la propria legislazione, che è la più restrittiva a livello mondiale, proibendo o negando il rinnovo dell'approvazione di sostanze attive con criticità tossicologiche e/o ambientali inaccettabili.
Queste criticità, o per differenze nella legislazione (assenza del principio di precauzione) o proprio nelle condizioni ambientali, non sono le stesse nei paesi extra-Ue e quello che viene bandito nella Ue spesso continua a essere liberamente commercializzato nel resto del mondo.
Quando la sostanza attiva viene revocata per motivi diversi dal rischio per il consumatore delle derrate contaminate dai suoi residui, esistono i presupposti per mantenere i limiti massimi di residuo superiori al limite analitico. Quando ciò succede le merci provenienti da paesi extra Ue possono entrare nei nostri mercati anche se revocate, purché rispettino il limite massimo di residuo fissato a livello comunitario.
Oltre il danno la beffa: se un campione proveniente dall'Italia contiene residui di mancozeb (solo per fare un esempio) inferiore al limite (ad esempio 5 mg/kg su arance) viene segnalato perché proveniente da un uso improprio (uso di sostanza attiva revocata), se invece proviene dal Sudamerica e contiene la stessa quantità (inferiore al limite di 5), è perfettamente regolare.
Secondo lo spirito della legge, proibendo l'entrata di queste derrate si elimina la concorrenza sleale che penalizza gli agricoltori europei e si incentiva alla rimozione dal mercato di sostanze attive con criticità, precludendo loro l'ingresso al più grande mercato mondiale, quello europeo. Quindi ciò che la legge consente, la convenienza economica proibisce.
In principio erano le ciliegie col dimetoato nel 2016, poi il frutta e verdura col tiacloprid nel 2024
La Francia non è nuova a provvedimenti unilaterali di questo genere: nel caso di dimetoato e thiacloprid venne seguita dalla Ue a stretto giro di posta. Nel caso dei 5 attivi in questione la situazione è più complessa, è in ballo anche il probabile riesame del mancozeb se la giustizia europea obbligherà le autorità a valutare gli studi che avrebbero scagionato il celebre fungicida e che invece non sono stati presi in considerazione, condannandolo al mancato rinnovo, provvedimento che nessun paese extra-Ue ha deciso di imitare.
La sospensione riguarda un elenco di frutta, verdura e cereali (sia grezzi che trasformati), specificati in un allegato, nei quali i residui delle sostanze in questione potrebbero essere presenti a livelli troppo elevati. Tra questi figurano agrumi vari, mele, pere, albicocche, pesche, pomodori, meloni, soia, orzo e grano, anche se la specifica sostanza vietata varia a seconda del prodotto.
Il decreto impone agli operatori di importazione, trasformazione e commercializzazione di assicurarsi, sotto il controllo del Ministero dell'Agricoltura, che i vegetali importati non contengano residui di queste sostanze vietate. I servizi statali effettueranno controlli e campionamenti per garantirne la corretta applicazione. Saranno inoltre condotti controlli rafforzati anche per le merci non coperte da questa misura d'urgenza.
Cosa succede adesso
La misura sarà presentata alla Commissione Europea e agli altri Stati membri in occasione del prossimo Comitato permanente per i vegetali, gli animali, gli alimenti e i mangimi, previsto per il 20 gennaio. Spetterà poi alla Commissione estendere la sospensione a livello europeo e abbassare i Limiti Massimi di Residui delle sostanze pericolose per porre fine all'importazione dei prodotti trattati.
La Francia continua a chiedere che le norme sanitarie sull'importazione di alimenti riflettano i divieti di utilizzo delle sostanze fitosanitarie applicati all'interno dell'Unione Europea.
Approfondimenti per studiosi, addetti ai lavori o semplicemente curiosi
Sito della commissione Ue sulle riunioni dei comitati