2026
7

Olivo, quando la mosca è resistente agli insetticidi

L'uso continuato nel tempo delle medesime molecole insetticide in olivicoltura ha portato alla selezione di popolazioni di mosca dell'olivo resistenti o scarsamente sensibili agli insetticidi più utilizzati, come il dimetoato, la deltametrina o lo spinosad. Facciamo il punto della situazione in Italia, Grecia e Spagna

mosca-olivo-corretta-fonte-patrizia-sacchetti-prof-uni-firenze-apr-2024-1200x800.jpg

Le popolazioni resistenti di mosca dell'olivo sono presenti in tutto il Mediterraneo

Fonte immagine: Patrizia Sacchetti - Università di Firenze

La mosca dell'olivo (Bactrocera oleae) è l'insetto chiave dell'olivicoltura mediterranea. Dalla fase di indurimento del nocciolo in poi, le femmine depongono le uova sotto l'epidermide della drupa. La larva che fuoriesce scava gallerie nella polpa causando la perdita di olio e favorendo l'insorgenza di marciumi e abbassando la qualità: meno resa, più acidità, difetti sensoriali. In Paesi produttori come Grecia, Spagna e Italia, il danno arrecato da questo insetto ogni anno è ingente.

Leggi anche Olive, cinque caratteristiche attraggono la mosca

Per anni la strategia di gestione della mosca si è basata quasi esclusivamente sull'impiego di prodotti insetticidi, come ad esempio il dimetoato (oggi non più autorizzato). In diversi areali produttivi però sono emerse popolazioni meno suscettibili, o resistenti, a una o più sostanze attive. In particolare, le tre molecole più attenzionate sono il dimetoato (fosforganico), lo spinosad (spinosina) e la deltametrina (piretroide).

 

In Grecia, come in Spagna, sembra esserci la maggiore presenza di popolazioni resistenti, ma anche in Italia è stata documentata la presenza di insetti poco sensibili ad alcune molecole. In altri areali, come la California, si osservano i primi segnali di resistenza alle spinosine, mentre in Nord Africa il quadro è meno complesso. Di seguito, una panoramica per quanto riguarda la Grecia, la Spagna, l'Italia e il resto del mondo. Alla fine dell'articolo la bibliografia completa.

 

Tutte le notizie sull'olivo? Registrati e accedi subito

 

Grecia: resistenza in crescita, Creta in prima linea

La Grecia è uno dei Paesi simbolo dell'olivicoltura mediterranea e la mosca dell'olivo è il principale parassita del comparto, con perdite stimate intorno al 30% della produzione nazionale e oltre 20 milioni di euro l'anno di danno nella sola isola di Creta.

 

Fino al 2012 la resistenza alla cipermetrina era classificabile come bassa o moderata. Dal 2013 in poi il quadro cambia bruscamente: le concentrazioni letali salgono fino a valori superiori di oltre trecento volte rispetto alla linea sensibile di laboratorio, con punte intorno a 50 milligrammi/litro nelle popolazioni di Kounoupidiana, a Creta. I test confermano il trend: tra il 2011-2012 e il quadriennio 2013-2016 la mortalità alla stessa dose di cipermetrina precipita da circa il 98% a poco più del 20%.

 

Per le spinosine il quadro è diverso. I ricercatori riportano per la Grecia livelli di resistenza a spinosad ancora bassi: in tutte le popolazioni testate le mortalità restano tra circa l'85 e il 100%, con segnali di minore suscettibilità solo in alcune aree del Nord Egeo dove il prodotto è stato usato più spesso. Non ci sono, al momento, evidenze di un impatto pratico importante sull'efficacia in campo, anche se la storia di altri ditteri (con resistenze a spinosad superiori a 2mila volte) suggerisce prudenza.

 

Per i fosforganici la Grecia è un caso "storico". Nelle popolazioni greche monitorate tra il 2009 e il 2016, le mutazioni che conferiscono resistenza alla deltametrina hanno frequenze molto elevate. Questo indica che la maggior parte delle mosche greche porta una forma di acetilcolinesterasi meno sensibile al dimetoato.

 

Spagna: alta resistenza ai fosforganici

In Spagna, Paese tra i più importanti a livello mondiale per la produzione di olio d'oliva, un altro studio ha guardato in dettaglio alle varianti del gene della mosca legato alla sensibilità ai fosforganici. I ricercatori hanno analizzato popolazioni spagnole e le hanno confrontate con campioni di altri Paesi del Mediterraneo.

 

Dalle analisi risulta che quasi otto mosche su dieci portano la versione "resistente" del gene collegato alla risposta ai fosforganici e circa due terzi degli individui sono doppiamente resistenti, cioè hanno ereditato la variante da entrambi i genitori. Questo vale soprattutto per la Spagna continentale orientale, dove l'olivicoltura è la coltura predominante e si è fatto largo uso di prodotti insetticidi per tenere sotto controllo questo parassita. Nelle isole Baleari, invece, lo stesso studio ha trovato solo mosche "sensibili", un quadro molto più simile a quello di aree dove i fosforganici sono stati usati meno.

 

Un altro dato interessante è che tutte le mosche resistenti condividono lo stesso profilo nella parte di Dna studiata. Tradotto: è molto probabile che la resistenza sia emersa in uno specifico esemplare, in un'area precisa del Mediterraneo, e da lì si sia diffusa, favorita dal movimento degli insetti e delle produzioni agricole.

 

Italia: un quadro simile al resto del Nord Mediterraneo

Anche se non ci sono lavori che si sono focalizzati specificatamente sull'Italia, dai dati disponibili emerge che le popolazioni italiane rientrano nello stesso schema di Grecia e Spagna per quanto riguarda i fosforganici.

 

Anche da noi, nelle popolazioni analizzate, la maggior parte delle mosche porta le varianti genetiche associate a una minore sensibilità. La quota di individui "doppiamente resistenti", cioè con la variante presente in entrambe le copie del gene, è elevata e paragonabile a quella rilevata negli altri Paesi del Nord Mediterraneo considerati nello studio. Tuttavia, a causa della messa al bando del dimetoato questa resistenza è oggi ininfluente a livello agronomico.

 

Nei lavori che abbiamo considerato non ci sono dati altrettanto dettagliati sull'Italia per quanto riguarda spinosad e piretroidi, quindi su questi due fronti (che sono anche le uniche due molecole ancora ammesse), non è possibile tracciare un quadro affidabile della situazione nazionale.

 

La situazione nel resto del mondo

Gli studi elencati in bibliografia analizzano in parte anche la situazione al di fuori di Italia, Grecia e Spagna. Nel Nord Mediterraneo in senso lato, che comprende anche Cipro e Turchia, le varianti genetiche associate a una minore sensibilità ai fosforganici sono molto diffuse, con valori che, nei campioni analizzati, vanno in genere da circa due terzi delle mosche fino a oltre il 90%.

 

Israele presenta una situazione intermedia: le varianti di resistenza ci sono, ma convivono con molte forme sensibili, segno di popolazioni più diversificate e, probabilmente, di una maggiore rotazione delle molecole insetticide. La Tunisia, al contrario, rappresenta una sorta di zona franca. Nei campioni tunisini esaminati nello studio non sono stati trovati i set di mutazioni associati alla resistenza ai fosforganici. In modo simile, anche in campioni provenienti da Sudafrica e Kenya non sono state rilevate varianti di questo tipo nel gene esaminato. Qui la mosca dell'olivo risulta, almeno per ora, geneticamente sensibile ai fosforganici, probabilmente perché la pressione di trattamento è stata diversa rispetto alle aree del Nord Mediterraneo.

 

Per le spinosine un altro tassello utile arriva dalla California. Lì dove spinosad è stato utilizzato per circa dieci anni in esche avvelenate, si sono sviluppati livelli di resistenza definiti "bassi ma misurabili". In questo caso la causa non sembra essere una modifica diretta del bersaglio dell'insetticida, ma un cambiamento nel metabolismo dell'insetto, che riesce a gestire meglio la sostanza. Per ora, però, non si parla di fallimento sistematico dei trattamenti, ma di un campanello d'allarme.

 

Per i piretroidi, al di fuori della Grecia, nei materiali che abbiamo esaminato non ci sono dati di dettaglio comparabili. Ma l'esperienza di Creta suggerisce che un uso intenso e ripetuto, senza rotazione dei meccanismi d'azione, può portare, e anche in tempi relativamente brevi, a una riduzione dell'efficacia in campo.

Leggi anche Olivo, la mosca si adatta al clima che cambia

Bibliografia
  • Kampouraki, A., Stavrakaki, M., Karataraki, A. et al. Recent evolution and operational impact of insecticide resistance in olive fruit fly Bactrocera oleae populations from Greece. J Pest Sci 91, 1429–1439 (2018).
  • Lantero, E.; Matallanas, B.; Pascual, S.; Ochando, M.D.; Callejas, C. Phylogeography of Organophosphate Resistant ace Alleles in Spanish Olive Fruit Fly Populations: A Mediterranean Perspective in the Global Change Context. Insects 2020, 11, 396.
  • Anastasia Kampouraki, Dimitra Tsakireli, Venetia Koidou, Marianna Stavrakaki, Stavroula Kaili, Ioannis Livadaras, Linda Grigoraki, Panagiotis Ioannidis, Emmanouil Roditakis, John Vontas. Functional characterization of cytochrome P450s associated with pyrethroid resistance in the olive fruit fly Bactrocera oleae. Pesticide Biochemistry and Physiology, Volume 191, 2023, 105374, ISSN 0048-3575.
  • Majeed, A., Rasheed, M.T., Akram, J. et al. Insight into insecticide resistance mechanism and eco-friendly approaches for the management of olive fruit fly, Bactrocera oleae Rossi: a review. J Plant Dis Prot 132, 10 (2025).
  • Hladnik, M. (2017). A review of plant protection against the olive fly (Bactrocera oleae (Rossi, 1790) Gmelin) and molecular methods to monitor the insecticide resistance alleles. Acta Agriculturae Slovenica, 109(1), 135-146.

In questo articolo

Suggerimenti? Pensi che le informazioni riportate in questa pagina siano da correggere? Scrivici per segnalare la modifica. Grazie!

I nostri Partner

I partner sono mostrati in funzione del numero di prodotti visualizzati su Fitogest nella settimana precedente

Fitogest® è un sito realizzato da Image Line®
® marchi registrati Image Line srl Unipersonale (1990 - 2026)

Utilizzare i prodotti fitosanitari con precauzione. Prima dell'uso leggere sempre l'etichetta e le informazioni sul prodotto. Si raccomanda di porre la dovuta attenzione alle frasi ed ai simboli di pericolo che compaiono nell'etichetta ministeriale.