2026
13

Mais e micotossine, un 2025 da dimenticare

Le fumonisine ormai sono un rischio cronico e strutturale, mentre per le aflatossine il rischio è legato all'andamento climatico caldo e arido. Il punto alla Giornata del Mais 2026 del Crea

mais-campo-granturco-cerealicoltura-by-kyrychukvitaliy-adobe-stock-1200x800.jpeg

Per gestire un rischio che mette a repentaglio la redditività della coltura, la ricerca ha studiato delle linee guida (Foto di archivio)

Fonte immagine: © kyrychukvitaliy - Adobe Stock

Le micotossine hanno colpito duramente il mais nel 2025. Fumonisine (FBs) oltre i 4 milligrammi/chilogrammo nel 72% dei campioni (limite normativo per uso umano) e aflatossina B1 estremamente presente, con il 15% dei campioni non conforme. È infatti stato superato il limite dei 20 microgrammi/chilogrammo. Per quanto riguarda specificamente le fumonisine poi, il 44% dei campioni è andato oltre i 10 milligrammi/chilogrammo, segnando uno dei picchi più elevati dell'intera serie storica 2011-2025.

 

Al classico appuntamento con la Giornata del Mais, organizzata lo scorso 30 gennaio dal Crea Cerealicoltura e Colture Industriali, sede di Bergamo, i dati diffusi sul monitoraggio delle micotossine durante la stagione 2025 confermano tendenze allarmanti. "Le micotossine - ha puntualizzato Sabrina Locatelli, ricercatrice del Crea che cura il monitoraggio - non sono solo un problema per il mais in sé. Nel momento in cui la granella è contaminata, diventa non utilizzabile per l'uso umano e animale a causa dei limiti imposti dall'Ue. Le micotossine sono una rappresentazione dello stato di salute della coltura, ogni anno".

 

Grafico: FBs nel 2025: una presenza diffusa e ricorrente

FBs nel 2025: una presenza diffusa e ricorrente

(Fonte foto: Tratta dalla relazione di Sabrina Locatelli, ricercatrice del Crea, nel corso della Giornata del Mais 2026)

 

Come si sa, a generare le micotossine sono i funghi. In particolare i funghi che interessano sono Fusarium verticillioides per le fumonisine, Aspergillus flavus per l'aflatossina B1 e Fusarium graminearum per deossinivalenolo (DON) e zearalenone (ZEA). Esiste una correlazione diretta fra lo stress fisiologico del mais e la risposta dei funghi. Il 2025 purtroppo è stato un'annata veramente predisponente.

 

"Giugno - ha spiegato ancora Sabrina Locatelli - ha registrato temperature superiori ai 35°C dalla seconda metà del mese. Luglio ha visto una fase iniziale di caldo estremo con parziale attenuazione successiva. Si è creata una fase critica che ha coinciso con la fioritura e il riempimento della granella. Oltre alle alte temperature si è aggiunto lo stress idrico, le precipitazioni sono state limitate o assenti. C'è stata necessità di irrigazioni frequenti con aumento dei costi di produzione. Sostanzialmente - ha aggiunto – si è creato il contesto ideale per lo sviluppo dei funghi e l'accumulo di micotossine. Va considerato anche il fatto che le semine sono state ritardate per le condizioni primaverili sfavorevoli, con terreni freddi e compattati che hanno provocato emergenze irregolari. Ai problemi climatici poi si sono associati danni da insetti come piralide, cimice asiatica e nottua. Creano gallerie nella spiga e facilitano l'ingresso dei funghi e l'accumulo di micotossine".

 

Mais e micotossine: anno nero il 2025

 

Il monitoraggio è portato avanti dal Crea dal 2011, grazie alla collaborazione con i centri di stoccaggio. In particolare il monitoraggio 2025 si deve al progetto RETICER del Ministero dell'Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (Masaf), il Crea coordina la Rete Qualità Mais e il progetto RETICER copre il triennio 2025-2027. I campioni 2025 sono stati raccolti in ventinove centri di stoccaggio. In totale si tratta di centonovanta campioni, in cinque macro aree chiave del Paese: Ovest, Centro, Est, Adriatica e Sud Po. Se i risultati medi, come scritto, sono preoccupanti, lo diventano ancora di più guardando al dettaglio. Per quanto riguarda l'aflatossina B1 con il 15% dei campioni non conformi, c'è da sottolineare come nelle zone Centro e Adriatica si sia arrivati rispettivamente al 23% e 24%, sopra i 4 microgrammi/chilogrammo.

 

I dati poi si riferiscono a campioni che hanno già superato la prima selezione commerciale dei centri di stoccaggio, in campo certamente la contaminazione era superiore. Le fumonisine hanno avuto una distribuzione allarmante in tutte le zone, ma l'Ovest si è distinto per record negativo: 94% dei campioni sopra i 4 milligrammi/chilogrammo.

 

"Per le fumonisine abbiamo identificato un valore estremamente elevato, in media 72% sopra i 4 milligrammi che è il limite massimo utilizzato per l'alimentazione umana, ma in media il 44% superava i 10 milligrammi/chilogrammo. L'anno scorso - ha continuato Sabrina Locatelli al nostro microfono - si è parlato molto di questo limite perché è attenzionato dall'Ue come indicazione che si vuole mettere come raccomandazione nei mangimi. Naturalmente tutto il comparto della filiera del mais è molto attento".

 

Guardando invece a DON e ZEA, la presenza è stata variabile ma complessivamente contenuta, senza superamento dei limiti.

 

Aflatossina B1 nel 2025: criticità legate allo stress ambientale

Aflatossina B1 nel 2025: criticità legate allo stress ambientale

(Fonte foto: Tratta dalla relazione di Sabrina Locatelli, ricercatrice del Crea, nel corso della Giornata del Mais 2026)

 

I dati Crea che coprono quindici anni sistematicamente, non lasciano purtroppo tranquilli. "Guardando ai dati storici - ha concluso la ricercatrice - notiamo che le fumonisine sono ormai un rischio cronico e strutturale per il mais italiano. Sono sempre presenti e non abbiamo ancora trovato una soluzione. Per le aflatossine, il rischio è legato all'andamento climatico caldo e arido. Questo andamento però è sempre più ricorrente, dal 2022 in poi mostra una frequenza preoccupante".

 

Per gestire un rischio che mette a repentaglio la redditività della coltura, la ricerca ha studiato linee guida, con consigli pratici agronomici che si trovano sul sito del Masaf, eppure anche queste precauzioni ormai non bastano più. "Abbiamo già aggiornato le linee guida - ci ha detto Sabrina Locatelli - ma al clima non si comanda e forse andrebbero ulteriormente aggiornate. Stiamo lavorando con l'Università di Torino in questo senso ma chi decide di coltivare mais non ha certezze e questa è, secondo me, una delle spiegazioni per l'abbandono progressivo del mais".

 

Secondo i dati economici presentati proprio a Bergamo, durante la stagione scorsa si sono prodotti 5,5 milioni di tonnellate di granella, mentre il fabbisogno italiano si attesta su 12 milioni di tonnellate.

 

Fra le strategie in prevenzione che si possono adottare c'è il biocontrollo. Durante la Giornata del Mais 2026 di Bergamo la professoressa Paola Battilani (Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza) ha raccontato l'esperienza della tecnologia AF-X1, un ceppo non tossigeno di Aspergillus flavus, fungo responsabile dell'aflatossina B1.

 

"Voglio sottolineare - ha detto la professoressa Paola Battilani - che A. flavus è naturalmente presente nell'ambiente. Ne abbiamo testimonianza dal 2003, quando per la prima volta si è parlato di aflatossine nel mais in Italia. Il biocontrollo - ha spiegato - è attuato utilizzando ceppi dello stesso fungo, fortemente competitivi, che non producono però aflatossina B1. I ceppi utilizzati sono non tossigeni dal punto di vista genetico, questo è stato verificato. Non possono quindi recuperare la capacità tossigena. L'obiettivo è di sostituire nell'ambiente i funghi che producono la tossina con quelli che non la producono. Si tratta di esclusione per competizione e funziona bene perché A. flavus non è mai dominante".

 

I ceppi utilizzati sono autoctoni, quindi già presenti nell'ambiente dove si coltiva mais, sono sicuri per l'operatore e non influiscono su altre micotossine, perché appunto sono già presenti. Oggi l'uso dell'AF-X1 è stato autorizzato anno per anno. Si opera con autorizzazioni temporanee, il dossier è però stato presentato nel 2018. "Speriamo che nel 2026 si arrivi alla piena registrazione", ha detto Paola Battilani.

 

Secondo i dati presentati (2016) si è avuta una riduzione media dell'aflatossina B1 del 94%. Nella pratica si distribuisce sorgo devitalizzato, conciato con spore del ceppo atossigeno selezionato di Aspergillus. La distribuzione deve essere fatta con un normale spandiconcime, quindici giorni prima del momento della fioritura.

 

"Il biocontrollo - ha detto ancora la professoressa Paola Battilani - si diffonde con l'aria nei campi vicini ma se un campo trattato è circondato da non trattati, i funghi produttori di aflatossina B1 possono spostarsi e riducono l'effetto, è quindi importante adottare un'ottica di comprensorio. Un altro grande vantaggio è poi l'effetto residuo post raccolta. Il fungo continua a proteggere il mais anche in fase di stoccaggio".

 

La diffusione di AF-X1, nonostante la problematica delle aflatossine sia sempre più presente, è minima. Si parla di poco più di 10mila ettari. "Attualmente l'uso del prodotto - ha concluso Paola Battilani - è limitato. È consentito per ora solo per uso zootecnico (non umano e non biologico). Sottolineo che spesso l'autorizzazione dal Ministero arriva tardi e ciò ritarda la disponibilità. Resta da capire se la scarsa diffusione dipenda dal costo, dalla mancanza di fiducia da parte degli agricoltori o dalla disponibilità dello stesso in tempi utili".

In questo articolo

Suggerimenti? Pensi che le informazioni riportate in questa pagina siano da correggere? Scrivici per segnalare la modifica. Grazie!

I nostri Partner

I partner sono mostrati in funzione del numero di prodotti visualizzati su Fitogest nella settimana precedente

Fitogest® è un sito realizzato da Image Line®
® marchi registrati Image Line srl Unipersonale (1990 - 2026)

Utilizzare i prodotti fitosanitari con precauzione. Prima dell'uso leggere sempre l'etichetta e le informazioni sul prodotto. Si raccomanda di porre la dovuta attenzione alle frasi ed ai simboli di pericolo che compaiono nell'etichetta ministeriale.