2022
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Vite da vino: lotta serrata alle avversità fungine

Agenti di biocontrollo, vitigni resistenti, impianti rivoluzionari: la sfida a peronospora, botrite e oidio è pane quotidiano per i viticoltori. Ma dalla ricerca scientifica arrivano approcci sempre più efficaci

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La peronospora è una delle principali avversità fungine per i vitivinicoltori (Foto di archivio)

Fonte immagine: © Iarygin Andrii - Adobe Stock

Peronospora, botrite, oidio: i produttori di vite da vino conoscono anche troppo bene queste avversità fungine che rappresentano, insieme alla cocciniglia, alla tignola e allo scafoideo, i principali nemici con cui confrontarsi nel vigneto. Una battaglia che, negli anni, è andata avvalendosi dei risultati che la costante ricerca in ambito scientifico e agronomico ha saputo conquistare letteralmente "sul campo".


È il caso, ad esempio, del supporto nella lotta alle avversità fungine che può venire dagli agenti di biocontrollo come i lieviti (oltre a funghi e oomiceti, per diverse specie agricole): questi prodotti hanno l'innegabile vantaggio di poter essere utilizzati in caso di produzioni biologiche o di lotta integrata, di non interferire con la fermentazione, di non lasciare residui e di poter essere applicati anche vicino al momento della raccolta, oltre ad essere molto facili da coltivare a livello industriale e a poter vantare un'ottima resistenza agli stress. Su questo fronte, il Saccharomyces cerevisiae è sicuramente un punto di riferimento contro oidio, peronospora e botrite che ha dimostrato sul campo una buona efficacia, in particolare se applicato insieme a un prodotto antiperonosporico. Altri riscontri positivi arrivano dal controllo biologico attraverso Ampelomyces spp., un fungo particolarmente efficace per mettere in atto strategie di micoparassitismo contro l'oidio.


Altro fronte promettente è quello, percorso da un numero crescente di produttori, dei cosiddetti "vitigni resistenti", ossia piante che possono contare su una resistenza a determinate avversità già scritta nel proprio Dna. Si tratta di vitigni molto interessanti anche dal punto di vista ambientale perché richiedono un numero spesso molto contenuto di trattamenti (che possono essere gestiti attraverso la piattaforma di Image Line, QdC® - Quaderno di Campagna®) garantendo, nel contempo, un risparmio economico sul fronte energetico per il produttore.


Quello dei vitigni resistenti è un comparto piuttosto articolato: esistono diversi geni di resistenza (alcuni vitigni ne portano fino a 4, 2 per la peronospora e 2 per l'oidio pur mantenendo caratteristiche organolettiche soddisfacenti per il palato) che impediscono al patogeno di svilupparsi, oppure che permettono alla pianta di riconoscere il fungo e portano alla morte le cellule intorno al micete impedendo il diffondersi dell'infezione. Più geni "resistenti" significa, in generale, una maggior protezione dalle mutazioni che i patogeni fungini possono sviluppare ma anche una difficoltà maggiore nel mantenere i tratti identificativi dell'uvaggio originale: ecco perché, a oggi, non è possibile pensare a una resistenza tale da non prevedere un numero minimo di trattamenti (da 1 a 3) che garantiscono al vigneto una protezione anche per alcuni patogeni (come il black rot) che normalmente verrebbero tenuti sotto controllo dai prodotti fitosanitari contro la peronospora.


Interessante, infine, anche l'approccio sperimentale messo in atto da alcuni ricercatori francesi proprio contro la peronospora: nell'ottica di non utilizzare agrofarmaci di sintesi, i tecnici d'Oltralpe hanno scelto di intervenire sui fattori ambientali che concorrono allo sviluppo della malattia: nasce così il progetto Viti-Tunnel per impedire all'acqua piovana di raggiungere direttamente le viti attraverso coperture plastiche in grado di aprirsi e chiudersi al di sopra della vegetazione in modo da intercettare le gocce di pioggia e mantenere asciutte foglie e bacche. In questo modo l'avversità fungina non dovrebbe avere modo di spostarsi lungo la pianta e insediarsi in prossimità degli stomi dando il via all'infezione. Il progetto sta dando risultati promettenti sebbene restino ancora diversi dubbi sia di tipo ambientale (i teli sono di materie plastiche che devono essere sostituiti periodicamente) sia di natura economica, visto che un impianto, disponibile fra un paio d'anni, potrebbe arrivare a costare intorno a 100mila euro per ettaro.


La lotta contro le avversità fungine, dunque, prosegue a colpi di ricerca e innovazione a cui si affiancano nuovi approcci agronomici. Resta tuttavia ancora imprescindibile un adeguato piano di trattamenti, per quanto il più ridotto possibile: in questo caso, potrebbe risultare particolarmente efficace per i produttori il sostegno di una piattaforma digitale come QdC® - Quaderno di Campagna® per organizzare e tenere sotto controllo i diversi trattamenti nel pieno rispetto dei disciplinari di produzione biologica o di coltivazione integrata, grazie agli oltre 50 controlli che la piattaforma di Image Line effettua in automatico su ogni operazione inserita.

 

QdC® e Quaderno di Campagna® sono marchi registrati da Image Line Srl Unipersonale al cui network appartiene anche AgroNotizie 

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