2025
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Morìa del noce, come rispondono gli ibridi

Phytophthora cinnamomi resta una criticità nei noceti italiani. Le prove in campo mostrano che i portainnesti ibridi garantiscono una migliore tolleranza e vigoria con una precoce entrata in produzione rispetto ai materiali tradizionali

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I portainnesti tolleranti alla morìa del noce hanno fornito in questi anni risultati promettenti (Foto di archivio)

Fonte immagine: © mikeosphoto - Adobe Stock

La coltivazione del noce da frutto (Juglans regia) deve affrontare le infezioni da Phytophthora, un genere di patogeni terricoli responsabili della morìa degli impianti.

 

È una delle principali malattie fitosanitarie dei noceti: in Europa, per esempio, i Paesi più colpiti sono Francia, Spagna e Portogallo. Si segnala anche in Australia, Cile e Nord America. In Italia in zone produttive come il Veneto si stima una perdita complessiva di circa 150 ettari, pari al 20% della produzione regionale di noci (fonte: Crea-Difesa e Certificazione).

 

Fra le diverse specie Phytophthora cinnamomi è considerata la più virulenta e diffusa.

 

In questo contesto il miglioramento genetico può avere un ruolo strategico nel trovare innovativi portainnesti meno suscettibili al patogeno. Ed è quello che è riuscito a fare il Crea-Difesa e Certificazione di Roma (Crea-Dc) con il progetto di ricerca PortNoc avviato nel 2017 e concluso nel 2022.

 

AgroNotizie® ha intervistato Salvatore Vitale, ricercatore presso il Crea-Dc ed esperto di malattie fungine, per chiedergli come hanno selezionato i portainnesti e come questi hanno risposto in pieno campo. Uno sguardo anche ai futuri passi per propagare il materiale vegetale.

 

Riconoscere la morìa in tempo

La Phytophthora è un oomicete terricolo che trova nel ristagno idrico un ambiente idoneo in cui svilupparsi. Vitale infatti spiega: "I terreni limosi-argillosi del Veneto tendono a trattenere molta acqua e favoriscono lo sviluppo di questi oomiceti. Per cui sono senza dubbio gli ambienti dove le specie trovano condizioni ideali per attaccare le radici ed il colletto della pianta".

 

Tant'è vero che il patogeno viene anche definito "muffa d'acqua". La crisi climatica poi non aiuta i produttori per via degli eventi piovosi estremi: "Le recenti alluvioni in Emilia Romagna (2023 e 2024), dove la nocicoltura specializzata è in forte espansione, potrebbero favorire l'attacco di Phytophthora".

 

Come si riconoscono i sintomi in un noceto?

 

Negli stadi iniziali dell'infezione, solitamente in primavera, le piante attaccate da P. cinnamomi si presentano più deboli rispetto a quelle sane. Le foglie sono piccole, di colore verde chiaro e si conta un elevato numero di frutti sui rami.

 

"Di solito è frequente trovare due o più piante vicine con i sintomi della malattia" specifica Vitale.

 

Noci colpiti da Phytophthora cinnamomi

Noci colpiti da Phytophthora cinnamomi

(Fonte: Salvatore Vitale, Crea-Dc)

 
Con l'estate e l'aumento della temperatura le foglie si presentano calde al tatto anche in presenza di sufficiente umidità del suolo. Questo significa che l'apparato radicale è compromesso e con il passare delle settimane le foglie surriscaldate assumono un colore bronzeo. In autunno l'apparato radicale viene ulteriormente compromesso e le piante colpite perdono completamente le foglie, mentre le noci rimangono saldamente attaccate ai rami.

 

"Scavando nella zona del colletto si notano annerimenti, definite fiammature, che risalgono verso il tronco; invece, le radici sottostanti risultano completamente marce".

 

Essendo un organismo che si diffonde con l'acqua, la difesa con prodotti di sintesi è particolarmente difficile. La corretta gestione delle acque e il drenaggio del suolo sono le pratiche preventive più consigliate ad oggi.

 

La selezione di portainnesti tolleranti

Per contenere i danni i nocicoltori si sono affidati all'uso di ibridi dei noci neri come Juglans major, Juglans microcarpa, Juglans nigra e Juglans hindsii. Questo perché alcune specie mostrano un'intrinseca tolleranza al patogeno. Ne è esempio il portainnesto ibrido 'Paradox' (J. hindsii x J. regia) già conosciuto fra i nocicoltori.

 

Il Crea-Dc è partito da queste specie e dal classico noce da frutto. "Il lavoro di selezione è iniziato dalle risorse genetiche di accessioni di J. major e i relativi ibridi di J. microcarpa e di J. regia. Preventivamente selezionati e catalogati in base all'attitudine riproduttiva".

 

Marciumi e fiammature causate da Phytophthora del noce

Tipiche "fiammature" causate dal patogeno

(Fonte: Salvatore Vitale, Crea-Dc)

 

Dopo un'intensa selezione basata sulla resistenza, tramite inoculazioni artificiali del patogeno, il team di ricerca è arrivato ad un pool di genotipi promettenti che si sono valutati come portainnesti.

 

"Dal 2019 una prima parte delle progenie nate dalle piante madri tolleranti sono state innestate sulle varietà commerciali Lara e Chandler".

 

I noci innestati sono stati messi a dimora presso un noceto in Veneto. Dove negli anni precedenti si erano registrati forti attacchi da Phytophthora con conseguente estirpazione di numerose piante.

 

Ibridi di Juglans e prove di tolleranza

"Nella prova della messa a dimora su un terreno naturalmente infetto i portinnesti delle progenie tolleranti a P. cinnamomi sono state intervallate da piante con portinnesti di Juglans regia, suscettibili al patogeno. Queste ultime nel giro di quattro anni sono a mano a mano deperite" spiega Vitale.

 

E continua: "Le progenie selezionate come portinnesti oltre ad essere interessanti come tolleranza al deperimento sono state valutate anche in relazione alla vigoria e alla produzione di noci. Una parte di queste progenie hanno mostrato ottima vigoria entrando in produzione abbastanza precoce, con frutti già al quarto anno di crescita".

 

Risultati quindi promettenti che aprono nuove possibilità alla nocicoltura italiana sia sul piano fitosanitario che produttivo.

 

Un altro aspetto importante da considerare quando si utilizza il noce nero è scongiurare la presenza di blackline, causata dal virus dell'accartocciamento fogliare 'Cherry Leaf Roll Virus' (Clrv), che porta al deperimento dell'albero. "Le specie di noce nero che si dimostrano meno sensibili a Phytophthora, quando innestate con marze di noce da frutto, possono dare luogo allo sviluppo di blackline".

 

Blackline su Chandler e Tulare innestate su Paradox in Veneto

Blackline su Chandler e Tulare innestate su Paradox in Veneto

(Fonte: Salvatore Vitale, Crea-Dc)

 

La reazione di ipersensibilità da parte della pianta innestata non si manifesta subito: infatti può comparire dopo 8-12 anni nel pieno quindi dell'attività produttiva dell'impianto. "Recentemente, purtroppo, in Veneto alcuni noceti costituiti da Paradox innestato con le cultivar Chandler e Tulare sono state osservate e studiate diffuse manifestazioni del virus".

 

Oltre alla reale perdita di piante produttive il rischio maggiore è legato alla possibile trasmissibilità del virus tramite il polline. Aggravando la situazione fitosanitaria dei noceti.

 

Ricapitolando quindi l'obiettivo è quello di coniugare la tolleranza a Phytophthora cinnamomi e la compatibilità con le cultivar da frutto. Ampliando così l'offerta vivaistica e garantendo ai produttori un materiale performante.

 

Dai genotipi al vivaio: la fase più complessa

"Partendo dai ricacci dei portinnesti più interessanti, ora il passo successivo sarà quello di micropropagare e moltiplicare queste progenie. Questa fase è molto delicata in quanto la propagazione del noce è molto difficoltosa e in Italia c'è una cronica carenza di piante".

 

In vitro il noce ha grossi problemi legati alla sterilizzazione e alle successive ricontaminazioni dovute alla presenza di batteri endogeni. Inoltre, le piante cresciute in vitro sono estremamente delicate nella fase di acclimatamento. Un lavoro perciò che richiederà del tempo per essere affinato e migliorato.

 

"La micropropagazione e quindi la moltiplicazione di questi nuovi portinnesti tolleranti a Phytophthora cinnamomi potrebbe permettere la progressiva sostituzione dei noci suscettibili all'agente causale del deperimento" conclude Vitale.

Leggi anche Morìa del noce: la risposta arriva dai portainnesti

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